Vogliamo introdurre la nota che segue, ponendo l'attenzione su questa analisi della reputazione on-line di Mario Draghi, come caso studio di ingegneria reputazionale, non tanto perché siamo direttamente chiamati in causa (non è la prima volta e non sarà neppure l'ultima, visto che non sono i soggetti politici in quanto tali a mettere in allarme il Sistema ma le idee politiche) quanto per far comprendere come una scienza ingegneristica possa essere applicata alla demolizione e alla costruzione delle idee, cioè come idee presunte pericolose possono essere trasformate in innocue opinioni.
L'azienda che ha svolto questo studio è la “Reputation manager srl”, il cui amministratore delegato è Andrea Barchiesi. Questa azienda ha ricevuto il prestigioso “Premio deiPremi” per l'innovazione nei servizi (terziario avanzato) dalle mani del presidente Giorgio Napolitano nel corso della Giornata Nazionale dell'innovazione 2011. Significativa è anche l'intervista che è stata fatta dal quotidiano Lettera 43 allo stesso Barchiesi. Per chi non lo sapesse il giornale Lettera 43 appartiene alla società News 3.0 Spa, il cui presidente è Vladimiro Giacché (tra le diverse cariche che occupa, ricordiamo anche quella di vicepresidente di Marx XXI, associazione del PdCI di Oliviero Diliberto). La Redazione.
Reputazione on-line: nuova politica d'impresa, o solita impresa politica?
Una nuova frontiera nella strategia comunicativa delle imprese sembra profilarsi all’orizzonte, grazie ad un nuovo servizio consulenziale fornito a privati (personaggi della politica, dello spettacolo o manager affermati) e ad aziende: la valutazione del rischio reputazionale on-line e la “ripulitura” della reputazione eventualmente negativa.
Si parte dalla consapevolezza che oggi la maggior parte delle nostre scelte viene spesso influenzata, nel bene o nel male, da tutto ciò che riusciamo a reperire on-line: articoli su siti, blog, social network, social forum, video su youtube etc…
Da questo materiale, spesso caricato e messo on-line direttamente dagli utenti, oppure pubblicato da fonti ufficiali ma poi liberamente commentato nelle apposite sezioni, si plasma una “reputazione” che influenza le scelte d’acquisto e/o comunque genera affezione o disaffezione, e sappiamo quanto questo sia importante, specie quando sono in realtà politiche le scelte dietro le quali si nascondono motivazioni economiche e di mercato.
Si parla quindi di ingegneria reputazionale: termine utilizzato propriamente in quanto, una volta effettuato un accurato studio, consistente innanzitutto nel reperimento di tutti i dati relativi a quella persona o quell’impresa sulla rete, essi vengono trattati secondo diverse variabili quali la visibilità della fonte, l’incisività del giudizio, valorizzando infine un indice di “pericolosità reputazionale”, per poi passare alla fase costruttiva di una migliore reputazione (a colpi di post e commenti, a detta di un reputational manager “occorre seguire approcci diversi, un approccio per i social network, un approccio per i blog, un altro per i forum e così via”) e alla demolizione (attraverso vari strumenti, che non sempre si traducono nella rimozione per via legale, ma spesso consistono in
trucchetti ingegneristici del web, non da ultimo l’escamotage di far slittare in giù dai risultati dei motori di ricerca, quelle fonti che riportano giudizi più negativi, seguendo una tecnica puramente mimetica) dei dati che influiscono negativamente su di essa.
Cioè è come dire, che l’ingegnere della reputazione deve essere capace di plasmare l’identità digitale di un soggetto (che influisce in maniera reale nella nostra vita) attraverso tutta una serie di operazioni (per lo più virtuali, cioè dirette al “controllo” e ad una diversa “percezione” della sua presenza, sulla rete).
Nel campo dell’innovazione aziendale, questo nuovo settore si sta facendo spazio brillantemente tre le discipline di comuncazione e marketing aziendale, e sembra rappresentare il futuro settore strategico dell’information technology, in un prossimo rilancio del mercato.
Nuove figure professionali saranno formate a dovere, e lavoreranno ininterrottamente sui dati on line, e metteranno in atto delle tecniche di “gestione” della reputazione.
Qualcosa cioè in realtà già concepito, ma mai in modo cosi trasparente, oggi viene spudoratamente rivendicato al punto da richiedere la formazione di nuove leve manageriali, in grado di spendere la propria energia interamente sul condizionamento delle scelte altrui. Pare che grandi risorse delle aziende saranno destinate ad essere spese nel reputation management.
In Italia, l’azienda leader in questo settore, la “Reputation manager srl”, che ha tra l’altro ritirato il prestigioso “Premio dei Premi” per l’innovazione nei servizi (terziario avanzato) dalle mani del presidente Giorgio Napolitano nel corso della Giornata Nazionale dell’innovazione 2011, viene dipinta come piccolo gioiello italiano ed i software da loro concepiti insieme all’attenzione sviluppata nella ricerca e nello sviluppo delle nuove strategie comunicative sul web, come il frutto di una genialità tutta italiana.
Secondo Andrea Barchiesi, A.D. della Reputational manager, la reputazione on line non è una novità, già esiste come realtà di fatto, e fornisce una particolare forma percettiva alla quale si associa quella persona o quella azienda, grazie agli impulsi della rete. La novità piuttosto consiste nel prendere coscienza del fattore di rischio o di opportunità che tale realtà determina (e a detta dello stesso, la Verità è un concetto completamente relativo sul web), e udite udite, nella facoltà di “gestirlo” in tutte le sedi e in tutti i modi possibili, ovviamente in modo del tutto professionale, e pagando fior fior di soldoni.
Nulla di nuovo sotto il sole, si dirà.
Nell’era delle rivoluzioni colorate , dei passaparola sui social network che non si capisce mai dove abbiano origine e che son capaci di destabilizzare gli equilibri interni di interi Stati, nell’era delle campagne elettorali portate avanti almeno apparentemente attraverso la rete, nell’era dell’informazione globalizzata, fanno ridere sinceramente coloro che ancora reputano la rete come possibile strumento di rivalsa, di sana aggregazione al di fuori dei gangli dei poteri forti.
Cioè viene istituzionalizzato come avanguardistico servizio manageriale, qualcosa che da sempre è stato condotto all’oscuro della stragrande maggioranza della popolazione, attraverso organismi segreti e trasversali: l’esercizio del controllo politico, niente di più, niente di meno.
Tutto questo dovrebbe far riflettere invece, sul fatto che la politica viene sempre più veicolata attraverso i canali delle logiche manageriali, dalle quali trova la sua giustificazione nel plasmare le menti dei “consumatori” della politica senza doverne rendere conto, è sufficiente infatti che questo lavoro di “ingegneria” venga svolto con la motivazione dell’incremento del profitto per le aziende, per farlo passare in sordina, come del tutto estraneo alle dinamiche politiche, e anzi acclamandolo come ultimo gioiello competitivo.
Quale bacino (di formazione di risposte preconfezionate chiamate “opinioni”) migliore della rete per poter influire in modo decisivo sulle nostre scelte, attraverso il lavoro di figure professionali specializzate nell’intervenire, attraverso un ventaglio di azioni, anche nella più banale chiacchierata in questo o quel blog, in questo o quel forum. Si tratta in sostanza di vero e proprio controllo politico sottoforma di strategia comunicativa e di marketing. Nient'altro che questo.
Ecco perché ci fa rabbia, la visione spinta oggi più che mai, a destra come a sinistra, che vorrebbe individuare il vero male sociale nell’economia e nella finanza speculativa, nelle banche, considerate come soggetti “estranei” alla politica, che di essa si servono solo per i propri scopi personali. Perché è vero soprattutto il contrario, e cioè che è da sempre stata la politica a servirsi del mercato e delle imprese, per portare a compimento precisi e dettagliati progetti di dominio, a livello mondiale.
Il link che riportiamo qui di sotto, è un esempio di studio del rischio reputazionale, svolto intorno alla figura pubblica di Mario Draghi.
Ovviamente si premette che tale studio rappresenta solo la fase iniziale di quello che viene definito come ciclo reputazionale. La fase cioè di indagine sul web e di tratteggiamento dell’identità digitale, attraverso un chiaro identikit della percezione on-line riscossa dall’uomo politico, fornendo informazioni su tutte le fonti che si esprimono, con giudizi positivi e mettendo in luce le criticità delle fonti che esprimono giudizi negativi. Si tratta come si può notare, di un controllo non solo quantitativo dei dati che riguardano il soggetto dello studio, ma qualitativo e dettagliato, arrivando ad entrare nel merito dei giudizi per carpire le criticità reputazionali e i fattori che li determinano, questo ovviamente al solo fine di “nascondere” al pubblico occhio ciò che in qualche modo impatta negativamente con la propria reputazione.
Quindi possiamo tranquillamente affermare che la
percezione della realtà diventa oggetto di un work in progress.
Ovviamente, il nostro blog, in questo studio non poteva non essere annoverato con un rischio reputazionale netto (cioè ponderato rispetto alla diversa notorietà della fonte) piuttosto consistente, considerando che altre fonti ben più affermate e “ufficiali”, hanno dato risultati positivi e qualora abbiano riportato negatività, esse sono interamente imputate ai commentatori degli articoli in questione, non certo al contenuto dei pezzi.
Certo tutto questo potrebbe non significare nulla, volendo rifiutarsi di leggere tra le righe, cosa di cui ovviamente noi non siamo capaci.
Al contrario costituisce ai nostri occhi una valida conferma per il nostro lavoro sullo studio di una nuova teoria filosofica e politica, intorno ai rapporti sociali di produzione e alla nuova formazione sociale che ne consegue, una conferma di costituire un piccolissimo granello di sabbia purulento in un ingranaggio immenso e perfetto.
Ma ogni granello di sabbia va monitorato, proprio in virtù del fatto che è potenzialmente in grado, incanalato appropriatamente, di andarsi a collocare in qualche snodo strategico del Sistema e di arrecare tanto danno.
Maristella Aiello
http://affaritaliani.libero.it/static/upload/mari/0000/mario-draghi_identita-digitale_reputation-manager_11-2011.pdf