Nel momento stesso in cui si avvia il processo di dissoluzione di un certo rapporto sociale di produzione (per dirla superficialmente, i rapporti lavorativi) le resistenze a tale compimento formano la trama della storia economica e non, come si vuole far credere, la base di una teoria politico-economica.
Elaborare una teoria, al contrario, significa tener conto degli elementi (materiali) storici definendoli (astraendoli) sotto forma di categorie al fine di comprendere l'essenza dei rapporti economici (rapporti sociali di produzione).
Tutte cose che lo stesso Marx ci ha posto all'attenzione, dichiarando una predilezione per i procedimenti di specificazione della conoscenza storica in relazione all'insieme dei rapporti sociali (di produzione).
Nel momento stesso in cui entra in gioco il problema generale della produzione di rapporti sociali, automaticamente bisogna pensare alla funzione specifica che la guerra svolge nella produzione (rapporto sociale).
Tutti questi sconvolgimenti a cui assistiamo non rappresentano la crisi del capitalismo, ma sono le condizioni stesse della sua esistenza storicamente determinatasi.
Pensare di opporsi al processo di dissoluzione in corso scimmiottando la sinistra comunista (completamente degenerata) è un modo come un altro per sentirsi partecipi del processo storico.
Se la sinistra punta ancora sul conflitto capitale/lavoro, sulle rivolte colorate e democratiche, sull'abbattimento dei “dittatori”, sul non intervento armato dell'Onu o della Nato dopo aver appoggiato i criminali “in loco”, chi si vuole opporre a tutto ciò, non ha altro da fare che esaltare (giustamente, tanto per non essere frainteso) la Russia, la Cina, la Corea del Nord, Cuba e gli ultimi avamposti di libertà come la Siria e l'Iran, stando ben attenti ad appoggiare tutti i movimenti di protesta che non abbiano le caratteristiche del lavoro organizzato sindacalmente (quando si dovessero presentare) come nel caso del movimento dei forconi. Quando invece non si dovessero presentare, è sufficiente ignorare qualsiasi aspetto delle dinamiche sociali in corso. Opporsi in questo modo appena descritto non fa altro che favorire ulteriormente il progetto criminale, visto che ci si è opposti solamente alle posizioni "sinistre", e non invece al progetto in sè, opposizione che disvelerebbe le cause attraverso il loro diretto collegamento con gli effetti sociali.
La considerazione di fondo che va presa in esame è il carattere discontinuo del processo capitalistico. Una cosa è il passato, in cui il progetto criminale capitalistico si è formato, altro è il presente, che lo costituisce. La forma appartiene al passato, il presente ne è la sua costituzione e riproduzione.
L'abbattimento del rapporto lavorativo così come l'abbiamo finora conosciuto assume l'aspetto dell' autodissociazione e dell' autocontraddittorietà, in quanto rappresenta sia la forma che la sostanza del nuovo rapporto sociale di produzione.
Se non ci fosse la difesa dell'esistente incarnata dai sindacati nel portare avanti lotte di rivendicazione lavorativa, lasciando completamente scoperto il fronte della disoccupazione organizzata dal Sistema (lavoro in nero, precario e assenza lavorativa), non vi potrebbe essere l'ancoraggio necessario e sufficiente alla transizione criminale, perché si determinerebbe uno scollamento pericoloso all'interno dei rapporti sociali nel loro complesso, cioè non vi sarebbe il controllo ordinato di un importante strato sociale. Quindi i due mondi lavorativi potrebbero incontrarsi e saldarsi pericolosamente.
Discorso in stretto legame con la storicizzazione del moderno valore di scambio (ruolo non slegato rispetto al valore d'uso), cioè con il procedimento che svela dietro il feticismo delle merci il lavoro umano e dietro l'astrazione dello scambio l'espropriazione e la dipendenza materiale dell'uomo formalmente libero. Le diverse forme di questa collateralità del valore di scambio rispetto al valore d'uso sono sempre oggetto di indagine storica e poi teorica (rinnovato orizzonte storiografico e quindi teorico).
Se non si comprende in che modo il moderno sfruttamento (cioè il modo in cui si crea plusvalore/lavoro) agisce, che nulla ha a che vedere con la degenerazione concettuale di sfruttamento attuale, che invece fa completamente perdere di vista il modo in cui è penetrato socialmente il progetto criminale Usa, non si riuscirà neppure a superare la disoccupazione organizzata dal Sistema (la futura base sociale di produzione), rimanendo confinati in una prospettiva già ampiamente studiata e collaudata fin dai tempi del golpe di Mani Pulite.
Ripartire dalla "cella" e non dalla "classe, dal "cellariato" e non dal "proletariato".
Ma saranno i fatti ovviamente a determinare i concetti (a tutto svantaggio di chi già ne paga le conseguenze e maggiormente di coloro che inconsapevolmente ne favoriscono il progetto criminale).
S.M.
Ma saranno i fatti ovviamente a determinare i concetti (a tutto svantaggio di chi già ne paga le conseguenze e maggiormente di coloro che inconsapevolmente ne favoriscono il progetto criminale).
S.M.
sono completamente d'accordo su quasi tutto roberto. penso che la difesa del posto di lavoro del salario e il collegare la dignita' degli individui al posto di lavoro siano il suicidio del pensiero. e il capitale spinge su questa linea che sa vincente e che gli permette di spezzare il fronte del dissenso. la classe muta non ha riferimenti ma e' (sarebbe) maggioritaria....
RispondiEliminasto semplificando...ovvio...ciao
Ciao Armando,
RispondiEliminami chiamo, comunque, sempre Stefano.
Grazie per il commento.