Nessuno si sogna di mettere in discussione la legittimità delle proteste ma pretendere di digerirle come si fosse alla vigilia di una rivoluzione è fuori dall'orizzonte politico. Difatti, proprio la mancanza di qualsiasi prospettiva politica dovrebbe essere al centro delle analisi di tutti i soggetti che lavorano per mettere almeno un freno a questa deriva criminale.
Invece, ci troviamo al cospetto di lavori in corso incessanti per fondare partiti, la cui unica caratteristica è quella di criticare l'operato di quelli precedenti.
La Grande Illusione, dovuta alla considerazione scellerata, figlia del determinismo economicista, ha fatto pensare che ad una crisi economica dovesse corrispondere una chiamata di massa proletaria.
Niente di più sbagliato, così come è completamente fuori da qualsiasi razionalità voler far passare determinati ceti sociali come rivoluzionari sulla base di un legittimo malcontento. Questi, al limite, lo possono diventare se vi è un progetto politico in tal senso da parte di determinati settori dominanti. Nella storia, almeno fino ad oggi, non si è mai visto che un settore dominante in contrasto con il suo ambiente, non abbia prestato attenzione ad un determinato ceto sociale per affermare il suo potere assoluto.
Per tutti quelli che, invece, non hanno santi in paradiso, non resta che attenersi allo studio delle dinamiche dei rapporti sociali di produzione per comprendere la formazione sociale particolare che scaturirà dal progetto criminale in corso, e su quella cercare di lavorare per costruire una prospettiva politica.
Questo, ovviamente, fuori da vecchi schemi e teorie del passato. La strada più difficile perché contrastata soprattutto da coloro che dicono di stare dalla parte delle masse e dei più svantaggiati, cioè dai professionisti del disagio. Per costoro, le masse e i più svantaggiati rappresentano la propaganda, nella sostanza si riducono ai lavoratori sotto cupola sindacale. È la vecchia logica dei partiti operaisti per cui rivoluzione è sinonimo di manifestazione di piazza.
Non è difficile capire, per chi sta fuori da determinati schemi, il motivo per cui si cerca di far passare l'idea che l'Italia sia nelle mani del potere economico dell'Unione Europea, quando invece siamo nelle mani del potere politico degli Stati Uniti. Ho cercato di spiegarlo più volte e ogni volta mi devo sentire ripetere che così facendo si ribalta la struttura con la sovrastruttura. Meglio rinunciare e andare avanti cercando di collegare tra loro le dinamiche che si svolgono a livello internazionale con quelle a livello di Stato-fantoccio come il nostro. Dimostrando come la mediazione criminale, nella fattispecie l'Unione Europea, sia stato il cavallo di Troia degli Usa per spogliare gli Stati delle loro prerogative nazionali. Progetto portato avanti grazie alla soppressione di tutti quei politici che perseguivano l'interesse nazionale (non è un caso che gli unici a salvarsi siano stati gli ex-Pci) per mezzo del colpo di Stato Mani Pulite. Mediazione criminale che riscontriamo con le agenzie del lavoro in mano ad holding con fatturato milionario, il cui scopo è quello di spogliare i lavoratori delle loro prerogative lavorative.
Contrastare il progetto criminale Usa significa schierarsi dalla parte di tutti coloro che perseguono lo stesso obiettivo, senza tuttavia coperture ideologiche osannanti, come nel caso della Cina e della Russia ma semplicemente come tattica di una strategia più ampia.
Tutte cose che non sono nell'orizzonte politico attuale. Per avere un'idea del livello di degenerazione politica bisogna leggere l'analisi del KKE, in cui si arriva a definire “l'unità latinoamericana imperialista”.
Siamo messi male e lo saremo sempre peggio pensando di restare all'interno dell'orbita che ci viene continuamente costruita sotto il naso e fatta passare come viatico per la salvezza.
La Storia insegna ma purtroppo si ripresenta sempre in modo diverso. Quelli che perdono e che fanno perdere sono quelli che la vorrebbero evocare con le sedute spiritiche.
S.M.
0 commenti:
Posta un commento