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mercoledì 1 febbraio 2012

Mai vista una porcheria simile

Abbiamo dovuto assistere alla demenza dell'antiberlusconismo come arma di distrazione di massa (oltre che di carriera personale), mentre c'era da sviluppare tutto un lavoro di ricostruzione delle dinamiche sociali, cioè spostare le difese dalla parte di quel ceto sociale uscito allo scoperto nel governo Amato e conferirgli dignità politica (di classe per intenderci).
Adesso, invece di costruire un sindacato della disoccupazione organizzata (precari, disoccupati e studenti non più in grado di pagarsi l'istruzione) data in gestione al caporalato istituzionale, grazie al quale fattura milioni (con l'approvazione certificata dei sindacati), si perde tempo a correre dietro a manifestazioni rivendicative dell'esistente, cioè di pura e semplice riproduzione del progetto criminale.
Un soggetto politico che non si pone i seguenti problemi è un soggetto reazionario (politicante):
  1. comprendere su quale formazione sociale si sta riproducendo il progetto criminale capitalista;
  2. capire da quale stato nazionale dominante è partito il progetto criminale;
  3. chi sono i soggetti che fanno da mediatori al progetto criminale;
  4. in che modo si sviluppa la mediazione all'interno del nuovo rapporto sociale di produzione;
  5. ripensare i luoghi e i modi per manifestare il punto di vista politico attualizzato (processo attuativo).

Per rispondere adeguatamente al primo punto bisogna partire dalla distinzione tra mondo del lavoro e mondo della disoccupazione organizzata, prendendo atto (coscienza) che il secondo è quello sul quale si sta riorganizzando la società (rapporti sociali di produzione).
Per mondo del lavoro si intende quello classico organizzato sulla mediazione sindacale dove, il conflitto è inteso tra capitale e lavoro.
Essendo la Stato spogliato delle sue prerogative nazionali, il rapporto tra il mondo del lavoro con il processo produttivo non può essere più immediato e la stessa mediazione sindacale assume un significato completamente diverso dal passato. Il mondo del lavoro nel momento in cui assume una forma di lotta contro la fabbrica si trova scavalcato dall'impresa, la quale non essendo più soggetta alle disposizioni legislative del territorio (Stato) può tranquillamente scegliere di chiudere la fabbrica e spostarla altrove.
E qui arriviamo alla seconda domanda. Se non è più immediato il rapporto tra il mondo del lavoro e il processo produttivo, dobbiamo prendere in considerazione il nostro Stato (spogliato delle sue prerogative nazionali) nei confronti dello Stato dominante (chiaramente nel pieno delle sue prerogative nazionali) e come questa dominazione agisce nei confronti degli Stati dominati.
E arriviamo alla terza domanda. Uno Stato non sceglie di spogliarsi delle proprie prerogative nazionali ma vi è, evidentemente, costretto. Ogni costrizione, per essere accettata, deve essere preparata e spacciata come grande opportunità. È stato il caso dell'Unione Europea come progetto economico e non politico. Perché progetto economico e non politico? Perché solo lo Stato nazionale può avere la prerogativa politica, mentre a quello dominato viene riservata la costrizione economica (effetto del progetto politico).
L'Unione Europea, essendo un progetto economico (facente funzione degli Usa), come soggetto mediatore ha potuto spogliare gli Stati delle loro prerogative nazionali.
Possiamo pensare in tutta sincerità che non vi siano state ricadute significative sul mondo del lavoro? Veramente si pensa che i rapporti sociali di produzione non abbiano avuto sostanziali modifiche?
Perché si fa finta di non vedere le stesse dinamiche all'interno del mondo della disoccupazione organizzata?
È un semplice caso che la mediazione criminale la si riscontri nel mondo della disoccupazione organizzata attraverso le agenzie del caporalato istituzionalizzato, oppure vi è un preciso progetto criminale partito dagli Usa?
Se si prendessero in seria considerazione questi punti non si assisterebbe a questa putrefazione politica fatta a colpi di slogan demenziali: contro le banche, contro Monti perché non c'è più Berlusconi, contro la casta e lo stipendio dei parlamentari, contro Celentano e chi più ne ha più ne metta.
Si andrebbe al cuore del problema, cioè ci si organizzerebbe politicamente, evitando in questo modo di correre dietro a qualsiasi movimento che passa sotto il naso spacciandolo come rivoluzionario.
Non ci si accoderebbe dietro ai sindacati ma li si guiderebbe. Si organizzerebbe un sindacato, quindi un soggetto politico, alla luce dei nuovi rapporti sociali di produzione.
A quel punto sarebbe il mondo del lavoro, finalmente, a correre in difesa del mondo della disoccupazione organizzata e non viceversa. Perché si sarebbe finalmente compreso che togliere il ricatto lavorativo è la migliore forma di difesa.
S.M.

2 commenti:

  1. bellissima e azzeccatissima chiusura del pezzo, stefano, aggiungo e ribadisco che secondo me la sovranita' era solo apparente ( vogliamo ricordare fra tutto portella della ginestra e check point charlie?????) e che ora stanno cadendo le maschere della propaganda di questo regime (pensiero unico)avido e sanguinario. un regime che e' arrivato a coprire praticamente tutta la terra e quindi deve rivolgere le sue armi all'interno dei propri confini

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  2. Molto chiara l'analisi che fà comprendere come si è arrivato al ricatto lavoro/non lavoro, quello che oggi vivono milioni di persone compreso chi scrive. Grazie per questo chiarimento è opportuno a chi non vuol sentire e continua a essere fan delle manifestazioni d'impotenza facendosi rubare l'obolo tutti i mesi dai sindacati dei padroni. La bilateralità è una truffa e i lavoratori dovrebbero csapirlo. Grazie a Armando Businco per il suo commento che condivido in toto!

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