Convinzione comune a tutti è che l'Italia non sia la Grecia, anche se non è del tutto peregrino pensare che si stia facendo di tutto per aiutarla a raggiungerla, suffragati dal fatto che siamo oramai in piena recessione.
La Grecia, quindi, con una massa di disoccupati impressionante e con un'occupazione che non riesce per grandi strati sociali a soddisfare in modo dignitoso il loro tenore di vita, non è neppure lontanamente, non diciamo in una fase rivoluzionaria ma neppure pre-rivoluzionaria. Questo a dispetto di coloro che sono soliti armare gli animi giovanili per poi, una volta mandati allo sbaraglio, ritirarsi pavidamente perché capaci di emettere solo comunicati flatulenti. Se si esce dal campo annebbiato dei Futurologi, cioè di coloro che, non potendo adattare il presente alle loro visioni, credono di poterlo fare meglio con il futuro, bisogna stare attenti nel non imbattersi con gli importatori d'armi e d'azioni. Questi personaggi, al contrario dei Futurologi, cercano di adattare la propria realtà con quella degli altri Stati. A volte i due aspetti sono presenti nella stessa persona, altre volte no.
Se le cose stanno in questi termini, e al momento non c'è ragione di pensare il contrario, bisogna chiedersi che cosa impedisce alla Grecia di esplodere e di liberarsi della propria classe dirigente.
Noi pensiamo che la motivazione sia il principio democratico.
Per principio democratico si deve intendere qualcosa di molto diverso da quello comunemente fatto studiare nelle inutili aule universitarie (spiegato molto meglio nei telegiornali nazionali).
Il principio democratico è quel principio che afferma come inderogabile l'alleanza con la potenza dominante.
Lo stesso principio che guidò il PCI di Togliatti prima e di Berlinguer dopo.
Questo principio democratico è insito in tutti i soggetti politici istituzionali e soprattutto in quelli para-istituzionali, cioè partiti e movimenti che una volta si chiamavano extraparlamentari.
Il principio democratico nei partiti istituzionali guida le scelte determinanti determinate dalla potenza dominatrice, mentre in quelli extraparlamentari guida il malcontento e lo riporta sul binario della pacificazione sociale.
Lo stesso principio democratico è presente in tutti i sindacati (tutti!).
Se siamo arrivati a questo punto lo si deve alla piena accettazione di questo principio democratico.
La conferma veloce la si può riscontrare facendo attenzione alle argomentazioni dei partiti istituzionali con quelli extraparlamentari: entrambi pongono l'accento non sull'elemento politico che porta ad una certa scelta economica ma al contrario nell'indicare come cause politiche determinate scelte economiche.
Tutti concordi nell'indicare alla “gente” come cause dei puri e semplici effetti: il potere delle banche, la casta, i guadagni dei parlamentari, la riduzione dei parlamentari, delle auto blu e via cantando.
Tutte cose messe in risalto dagli stessi spergiuri del principio democratico e che, oltretutto, verranno realizzate a furor di “popolo” proprio perché, oltre essere di distrazione di massa, sono pure utili al disegno sociale.
Si sappia che coloro che hanno giurato fedeltà al principio democratico lo hanno fatto non verso l'Italia ma verso gli Usa.
S.M.
tutto perfettamente giusto,ma..e quindi? scoppia la RIVOLUZIONE,la gente lincia i cattivi burocrati e al potere sale qualcun altro che si deve relazionare con un potere più grande,le banche,la finanza,i grandi capitalisti sempre con il portafoglio gonfio aperto per ogni evenienza..mi manca il passaggio successivo...resto in attesa trigiante sonia
RispondiElimina