Le verità nascoste non sono quelle sconosciute ma quelle che non si possono dire pubblicamente.
Tutti sanno, ad esempio, che la FIOM è FIOM-CGIL, ma viene presentata come il braccio armato dell'amica del giaguaro CGIL, ovvero di quella associazione che fa accordi notturni con mari e Monti, la quale a sua volta viene presentata come quella intransigente nei confronti delle altre sigle.
Qual'è il vero senso della prossima manifestazione FIOM?
Prima di rispondere, è bene sapere di essere aggrappati all'esistente, come foglie in autunno, invocando il “cambiamento”, imprecando contro “gli altri” per l'immobilismo.
Come un braccio lacerato da un taglio, prima lento e poi netto, un'emorragia incessante in corso, pensando, irrazionalmente, che la cura sia salvaguardare quello sano.
Gettati, come coriandoli al vento, cadiamo a terra senza rumore in ordine sparso, dove la differenza di colore è un semplice piacevole contrasto per chi ci guarda.
Se si è consapevoli della situazione presente e non rivolti al passato, la manifestazione FIOM è una legittima difesa degli interessi degli iscritti al sindacato di categoria.
Questo ne fa un sindacato dei lavoratori in generale oppure trasforma la manifestazione in una protesta generale efficace contro il governo dei banchieri, di Monti e dell'Unione Europea?
Bisogna essere chiari nelle considerazioni politiche. Perché, se i partiti che parteciperanno alla manifestazione, oltre alla FIOM che ne accetta l'impostazione, pensano di giocare d'attacco arroccandosi sul passato, allora non possono tacciare, coloro che ne criticano l'impostazione, di remare contro.
I sindacati, così come sono strutturati, a malapena possono difendere i propri iscritti, figurarsi se possono rappresentare i lavoratori in generale o addirittura il mondo della disoccupazione gestito dalle holding del lavoro.
I partiti che vi si buttano dentro a testa bassa, non avendo uno straccio di prospettiva politica, invece di svolgere il ruolo di guida politica del sindacato, come dovrebbe essere, si prestano a ruote di scorta per uso e consumo propagandistico. Tutte cose già viste in passato e che sistematicamente si ripresentano.
Le risposte più scontate sono quelle di chi dice che bisogna essere al fianco dei lavoratori. Bene, che cosa ha prodotto finora se non inutili sventolii di bandiere?
Noi pensiamo, al contrario, che le manifestazioni vanno preparate su delle proposte politiche capaci di incidere profondamente sull'esistente e che non mirino alla semplice e controproducente difesa dell'esistente. Perché, mettersi in difesa dell'esistente, significa ingrossare ancor di più la formazione sociale scaturita dal progetto criminale e che si continua a considerare precaria, come fosse un caso umano.
Qui non si tratta di fare propaganda politica sparando a zero contro i sindacati e i partiti cosiddetti “comunisti” (sarebbe come sparare sulla croce rossa) ma semplicemente aprire, se possibile, un'area politica e sindacale capace di inserirsi all'interno di quella formazione sociale sulla quale sta poggiando il nuovo corso criminale. Formazione sociale rappresentativa, per dirla provocatoriamente nei confronti degli ortodossi, della “classe lasciata a sé stesa” e non da oggi, purtroppo.
S.M.
S.M.
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