Partendo dal fatto, per nulla scontato, che non stiamo assistendo ad una crisi del capitalismo ma ad una sua trasformazione che vedrà nuove fasi di sviluppo, bisogna prendere seriamente in considerazione i nuovi assetti sociali che si andranno consolidando.
Quando si attraversa una fase completamente nuova, per spirito di sopravvivenza, ci si aggrappa a delle certezze, anche se queste sono destinate ad essere soppresse per essere poi sostituite.
Il compito della politica è, in una fase di guerra come questa, la distruzione degli assetti sociali e la distruzione degli Stati “canaglia”: le due cose sono strettamente collegate tra loro, essendo parte dello stesso progetto, dovrebbe essere quello di indirizzare tutte le forze verso gli insediamenti criminali su cui il nemico intende sviluppare il progetto in atto. Anche perché, un politico, se non è un politicante (cioè un incantatore di serpenti per proprio tornaconto) sa bene che nelle fasi di transizione il ruolo del vecchio assetto sociale è determinante allo sviluppo del successivo e quindi non verrà intaccato fino a quando non sarà consolidato il nuovo.
Abbiamo più volte detto che questa fase transitoria ha avuto la sua accelerazione con l'avvento del colpo di Stato Mani Pulite, il cui intento era “politico” e non “economico” come, purtroppo, lo interpretò la “sinistra”. Ripetiamo che quando si dice politico si intende uno specifico “potere di fare”, potere che appartiene a quello Stato nazionale in grado di decidere liberamente.
Anche oggi, a distanza di tanto tempo, si continua a ragionare attraverso la falsa distinzione tra il potere del denaro e il potere del territorio, privilegiando la tesi per cui l'economia sovrasta la politica, cadendo in un economicismo funzionale al Sistema, per cui il Nemico sono le banche, la Bce, il Fmi, la cattivona Germania e via dicendo.
Senza lettura politica della condizione economica è del tutto ovvio pensare ad un Unico Capitalismo, alla fine degli Stati nazionali e ad un internazionalismo speculare alla globalizzazione (cioè ad un preciso progetto di dominazione da parte dello Stato nazionale imperialista).
Per non aver compreso la natura politica di Mani Pulite, soprattutto a sinistra, in quanto da tempo la teoria marxista era divenuta una mortificazione continua, si passò armi e bagagli al giustizialismo prima e poi all'antiberlusconismo imperialista, sua naturale evoluzione (degenerazione).
Anche allora, come oggi, si pose l'accento sulla crisi del capitalismo, come se le crisi, per il capitalismo, fossero l'eccezione e non la regola. Quella che viene chiamata crisi è un riorganizzazione sistemica del capitalismo e parte sempre dallo Stato dove il potere del denaro coincide con il suo territorio.
Le liberalizzazioni e privatizzazioni furono oggetto di uno scontro ideologico che chiamerei fisiologico, in quanto completamente funzionale al progetto in corso. La posta in gioco non era essere favorevoli o meno alle liberalizzazioni e privatizzazioni ma, casomai, fornire una lettura politica di ciò che rappresentavano, ossia dire chiaro e tondo da chi erano state imposte mettendo in luce la vera minaccia per il nostro Stato: la totale perdita della propria sovranità.
Si preferì continuare con la più semplice e appagante (perché pagava in termini di popolarità e quindi pagava in termini di posti in parlamento) “indignazione popolare” (abbiamo visto la fine che fanno quelli che gli corrono dietro).
Siccome di indignati se ne possono trovare a iosa in tutte le fasce sociali, la “sinistra” non solo non riuscì ad esprimere le esigenze classiche di “classe” (in quanto non aveva e non ha compreso dove risiedeva e risiede il cambio di rapporti sociali di produzione) ma sposò in pieno le esigenze dei “dominanti”.
Niente di nuovo sotto il sole pure oggi. Stessa lettura economicistica funzionale al progetto criminale statunitense: attacco alla “casta” (peraltro preparata da determinati apparati grazie ai giornalisti del Corriere della Sera), al numero dei parlamentari (ottimo per esprimere al meglio le esigenze lobbistiche), all'Unione Europea (benissimo, così si mette in luce il mediatore e non il regista), la Germania (eccezionale, visto e considerato che è il prossimo obiettivo Usa) e via di questo passo.
Alla luce di quanto detto possiamo semplicemente dire che le esigenze popolari coincidono in pieno con le esigenze dei dominanti e del loro progetto criminale.
Fuori da tutto ciò resta ovviamente la Grande Esclusa, la formazione sociale prevista proprio dal colpo di Stato Mani Pulite, e sulla quale poggerà il nuovo corso.
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