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lunedì 20 febbraio 2012

La CGIL ai tempi delle guerre "umanitarie"

La CGIL, schierandosi al fianco di coloro che vorrebbero vedere la Siria “normalizzata”, così come è successo per la Libia di Gheddafi, non solo ha contribuito a preparare l'opinione pubblica verso un intervento criminale ma è in prima fila nella costruzione del nuovo assetto sociale che scaturirà dal nuovo assetto mondiale. Non solo, ha fatto molto di più.
Ha dimostrato come siano strettamente legate le sorti del mondo del lavoro con quelle del nuovo assetto mondiale. Questo è il punto fondamentale.
Rimanere, quindi, in ostaggio della critica, come finora i fatti purtroppo dimostrano, significa avere la giusta consapevolezza del ruolo abominevole di questo sindacato ma anche ammettere di non avere nessuna prospettiva politica di uscita.
La distinzione tra sindacati di regime e quelli di base all'interno del conflitto capitale/lavoro dimostra semplicemente un'impotenza politica dovuta a un ritardo teorico.
Paradossalmente, la CGIL, schierandosi a favore del progetto criminale statunitense ha compreso il livello della posta in gioco, cosa che non è avvenuta per gli altri sindacati.
Se allarghiamo il discorso verso i partiti politici le cose non stanno diversamente.
Abbiamo piccoli accenni a livello locale, segno che qualcosa si muove in tal senso, ma niente di più.
Abbiamo più volte detto che il cosiddetto “precario” non è da considerare come una categoria economica ma come costruzione sociale. Costruzione, ripetiamo, che passa necessariamente attraverso l'abbattimento di tutti quegli Stati che si oppongono all'interesse americano.
Mettere in stretta relazione la costruzione sociale con la costrizione alla sottomissione degli Stati è il primo passo verso la prospettiva politica.
La CGIL l'ha capito e si è schierata dalla parte dei criminali. Gli altri, non schierandosi in difesa degli Stati sovrani criminalizzati, si differenziano dalla CGIL per delle sciocchezze, fattori insignificanti e tutti all'interno di un mondo che non esiste più, fatto di sovranità monetaria all'interno di uno stato nazionale.
Come si può solo immaginare un cambiamento delle “sorti dei lavoratori” se viene completamente ignorato il fattore principale attraverso il quale passa il cambiamento delle strutture sociali, cioè l'abbattimento criminale delle sovranità statali che vi si oppongono?
Certamente, questa consapevolezza, deve passare necessariamente in una diversa concezione del sindacalismo, supplendo di fatto l'assenza di un partito in grado di svolgere una funzione politica di prospettiva.
Se il cosiddetto “mondo del lavoro” è così cieco da non vedere il pericolo rappresentato dalle guerre criminali, se è così stolto da non andare in soccorso della disoccupazione, perlopiù organizzata attraverso le agenzie private del lavoro, allora viene del tutto naturale pensare da chi è gestito e per quale scopo.
Chiaramente, ma è meglio precisare, questo discorso vale anche per coloro che puntano tutto sul contrasto alle guerre imperialistiche ignorando, allo stesso modo, la fascia sociale scaturita dal progetto criminale.
Come si vede bene, tutto si regge sulla formazione sociale di riferimento, senza la quale si finisce per scambiare proteste per movimenti rivoluzionari. È già accaduto per gli indignati, i forconi e continuerà ad accadere ancora.
S.M.












1 commenti:

  1. La CGIL, schierandosi a favore di quel progetto criminale, schierando di quà, schierandosi di la, facendo il partito politico invece che il Vero Sindacato, sta perdendo gli obbiettivi per cui un sindacato è stato delegato a fare...
    DIFENDEREI DIRITTI DEI LAVORATORI!!
    Fare meno politica e demagogia come sono abituati a fare, tenendo presente che nelle classifiche di gradimento, sindacati e magistratura, si annoverano agli ultimi posti...
    MEDITIAMO TUTTI!!

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