Per rendersi veramente conto che Scalfaro è morto bisogna leggere ciò che ha scritto Scalfari, ovvero l'ideologo della Sinistra Imperialista di cui i comunisti, per dirla con Prodi, sono stati una “componente folkloristica” (voleva dire utili idioti).
Che i comunisti siano stati la riformulazione marxista dell'ideologia imperialista della globalizzazione è oramai un segreto di pulcinella. I caratteri salienti li abbiamo riscontrati nell'esaltazione della fine degli stati-nazione, nell'ignorare non solo la precarietà come nuovo rapporto sociale di produzione ma addirittura come esaltazione di libertà nei confronti del ciclo produttivo capitalistico (tesi negriana tanto cara alla sinistra imperialista “radicale”); far finta che il nemico sia un insieme di poteri economici e finanziari sopranazionali e non una nazione specifica con diritto di vita e morte degli "stati canaglia"; individuare il soggetto rivoluzionario non sulla base dei rapporti sociali di produzione ma sulla base di un internazionalismo colorato, democratico e umanitario (lo stesso propugnato dagli Usa e Antonio Negri).
La Sinistra Imperialista, con tanto di comunisti al seguito, si è sempre guardata bene dal riformularla come progetto imperialista da parte degli Usa per il riassetto mondiale dei rapporti capitalistici usciti dal crollo sovietico. Perché? Per il semplice motivo che si sarebbe trovata più a suo agio (leggi all'interno del parlamento) attraverso il finto antagonismo incarnato da un movimento No-Global che auspicasse il carattere rivoluzionario degli immigrati (cosa c'è di rivoluzionario nell'essere schiavi delle mafie capitalistiche aggiornate dalla “globalizzazione” ce lo devono spiegare ancora) oppure sull'opportunità meravigliosa di far esperienza attraverso il “nomadismo del lavoro”, cioè un modo stronzo da intellettualoide per non definirla come precarietà o disoccupazione organizzata.
Per venti anni abbiamo dovuto leggere queste porcherie spacciate per analisi. Abbiamo visto avanguardie comuniste esaltarsi per tutto ciò che era estraneo rispetto ai rapporti sociali di produzione, come se il “nomadismo del lavoro” (disoccupazione organizzata dagli agenti capitalistici) non fosse, invece, la massima espressione dei rapporti sociali di produzione: la formazione sociale scaturita per eccellenza dal progetto criminale Usa.
La famosa lotta di classe, attraverso questa forzata concezione, non può che esprimersi in due modi: attraverso una riproposizione identitaria del tutto formale (antifascismo fine a sé stesso) e nel ritualismo privo di conseguenze della lotta per il famoso “bene comune”.
Concezioni che confondono il ruolo che rivestono le mediazioni criminali a livello orizzontale (tra Stati) e a livello verticale (stratificazioni sociali all'interno degli Stati), per cui la Bce, il Fmi, l'Unione Europea non vengono visti nel loro ruolo di mediatori degli Usa (non comprendendo affatto che il “sacrificio richiesto” non è per risanare il nostro debito pubblico ma quello degli Usa), così come vengono ignorate completamente le “agenzie del lavoro” nel ruolo che rivestono nella produzione e riproduzione della formazione sociale particolare detta convenzionalmente precaria (disoccupazione organizzata) che ha affossato completamente quella del lavoratore salariato (grazie all'altra faccia della mediazione rappresentata dai sindacati).
Dovremmo sorprenderci, dunque, se dallo sciopero generale dei sindacati di base siano uscite parole d'ordine del tipo: diffusione della disobbedienza, solidarismo locale, manifestazioni di protesta, noi il debito non lo paghiamo, contro il governo Monti, contro il governo dei padroni e delle banche e via dicendo?
Dovremmo sorprenderci nel leggere ancora che “lungi dall'essere sulla strada per uscire dalla crisi il capitalismo mondiale continua ad affondare, avvitandosi in una spirale di cause ed effetti sempre più drammatici che condurrà alla completa catastrofe questo modo di produzione anti-storico e inumano”?
Come se non bastasse si rispolvera ancora la “tesi” che “la sovrapproduzione e il calo del saggio del profitto sono i due processi incontrovertibili e inarrestabili dell'economia capitalistica che rendono sempre più difficile al Capitale la realizzazione del plusvalore di cui esso ha bisogno per vivere”.
Se si provasse a pensare, solo per un attimo, al motivo per cui il debito pubblico stratosferico degli Usa non è un problema per quello Stato nazionale, mentre improvvisamente lo diventa quello degli altri Stati spogliati delle loro prerogative nazionali, grazie al ruolo di mediatore criminale dell'Unione Europea per conto degli Usa, allora, forse, la si smetterrebbe una buona volta di dire scemenze sul crollo del sistema capitalistico, di non voler prendere in considerazione l'importanza della questione nazionale e di chiudere la vergognosa fase del Capitalismo Mondiale. Così facendo, si potrebbe finalmente guardare con obiettività il ruolo che rivestono gli Usa nel governo mondiale (ovvero nella gestione personalistica dei vari capitalismi).
Se poi, tutto questo lavoro, fosse svolto in riferimento alla formazione sociale scaturita dal progetto criminale Usa (rapporti sociali di produzione), significherebbe finalmente che la Talpa è stata fornita almeno di lenti adeguate e la smetterà, una buona volta, di continuare a scavare la fossa.
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