Se ci si pone all'interno della visione reazionaria, per forza di cose, quella vincente sarà costituita da quel blocco sociale che da tempo lavora a trasformare il lavoratore salariato in prestatore d'opera.
Il movimento dei forconi è solo una delle tante forme che assumerà la forza reazionaria prima di diventare forza schiacciante.
L'altra forma reazionaria è quella che ha assunto la sinistra comunista non schierandosi dalla parte di quella formazione sociale scaturita dal progetto criminale statunitense e che, funzionalmente al sistema partitico dominante, non solo ne ha favorito la crescita ma, cosa ben peggiore, non aveva e non ha ancora gli strumenti teorici per comprenderne la natura politica, finendo per trattarla come precaria (concetto, non a caso, usato a destra come a sinistra, dai comunisti come dai liberisti), quando invece, al limite, bisognava usare il termine di lavoratori a mediazione criminale, riportando questa fascia sociale all'interno di una visione di “classe” aggiornata al nuovo corso criminale in atto.
Lavorare principalmente su questa formazione sociale che, è bene ripeterlo all'infinito, è nata dal progetto criminale statunitense (altrimenti, se non si capisce questo si rimane ad abbaiare alla luna), significa lavorare per creare le condizioni necessarie e sufficienti al mondo del lavoro salariato in generale e non, viceversa, come è avvenuto fino ad oggi, chiudersi in difesa del lavoro salariato come “garanzia” anche per i lavoratori a mediazione criminale (trattandoli in questo modo da imbecilli).
Finora quindi si è scelta la strada del ricatto al ribasso grazie al sindacato e a tutta quella serie di sigle partitiche genericamente comuniste (in quanto nessuna ha modificato la loro situazione di ossificazione teorica). Una strada chiaramente reazionaria in quanto favorisce la reazione peggiore: quella a cui stiamo assistendo impotenti.
Il fatto poi che anche alcuni partiti comunisti abbiano appoggiato il movimento dei forconi è semplicemente la prova di cosa succede quando non si ha chiaro in mente la formazione sociale su cui lavorare.
Uno dei requisiti per poter individuare la formazione sociale determinante, in quanto determinata criminalmente dal progetto capitalista, è senza dubbio il concetto di sfruttamento.
Concetto totalmente disconosciuto da coloro che si definiscono comunisti. Eppure, per Marx, il concetto di sfruttamento stava ad indicare il “modo” con cui il capitalista estraeva plusvalore/pluslavoro. Ebbene, questo concetto nel tempo ha perduto completamente questa caratteristica e sfruttamento ha significato semplicemente la dipendenza di un lavoratore nei confronti del datore di lavoro, finendo per non comprendere il rapporto sociale di produzione determinante alla produzione e riproduzione capitalistica.
Il modo con cui lo sfruttamento avviene, cioè il modo in cui si genera il profitto, è specificamente un rapporto sociale e quindi quella che viene chiamata genericamente precarietà è il modo in cui questo profitto nasce da un determinato rapporto (sociale) specifico servendosi non più del rapporto (sociale) precedente (in via di smantellamento) diretto (il salariato) ma delle mediazioni criminali delle agenzie private del lavoro.
Studiare la natura delle mediazioni criminali, a tutti i livelli, dovrebbe essere il lavoro principale di tutti coloro che vorrebbero contrastare la reazione in atto uscendo, una volta per tutte, dalle ossificazioni teoriche e quindi dall'altra faccia della reazione.
La totale assenza dell'importanza che riveste lo studio delle mediazioni criminali non ha fatto comprendere la natura dell'Unione Europea come mediazione criminale per spogliare gli Stati delle loro prerogative nazionali per conto degli Usa (e quindi siamo costretti a risanargli il loro debito pubblico) e di conseguenze ha fatto appoggiare tutte le guerre criminali imperialiste.
S.M.
S.M.
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