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martedì 13 dicembre 2011

Quando si è con le spalle al muro occorre rompere anche il muro

Partiamo dal punto fondamentale, quello della produzione. Lo scopo principale della produzione è quello della riproduzione dell'individuo nei rapporti determinati con la popolazione all'interno di un ordinamento. In questo senso, l'importanza della produzione è costituita dal modo in cui socialmente si determina. Ogni rapporto di produzione è storicamente determinato, cioè non è dato naturalmente. Non è mai stato lo stesso e non sarà mai lo stesso nel tempo. Il cambiamento da un rapporto sociale di produzione all'altro presuppone, necessariamente, una transizione. Nella fase di transizione convivono, in un certo senso, entrambi i rapporti. Al fine di non far scontrare le due formazioni sociali - quella precedente ma ancora preponderante, con quella candidata a succedergli, ancora in embrione – bisogna fare in modo che il nuovo rapporto sociale di produzione fondato sulla nuova formazione sociale, nel nostro caso quella chiamata precaria, sia ricondotto, all'interno del vecchio rapporto sociale di produzione fondato sulla formazione sociale salariata, solo come accidente di percorso e non come progetto criminale vero e proprio.
Se il progetto criminale non contempla più il vecchio rapporto sociale di produzione, significa che la produzione, come abbiamo detto in precedenza, basata sulla precedente formazione sociale, non è più diretta a determinare la riproduzione dell'individuo all'interno della società costituita.

Se non è più determinante per riprodurre il vecchio rapporto sociale di produzione, interrotto ad opera del progetto criminale, è determinante invece per riprodurre il nuovo rapporto sociale di produzione, cioè a favorire la transizione criminale verso la nuova formazione sociale detta precaria.

Nell'atto della riproduzione stessa non si modificano solo le condizioni oggettive, ad esempio la nascita di nuovi quartieri per via di un centro commerciale, lo svuotamento di determinati quartieri per via del costo della vita troppo alto, ma si determinano nuovi tipi di relazioni, nuovi bisogni e anche un nuovo linguaggio.

In questo tipo di relazione sociale, essendo appunto nuovo, si fa fatica a viverci non solo per via delle difficoltà oggettive (condizioni di vita), ma soprattutto perché non si riescono a trovare le cause e, quindi, le vie giuste per difendersi e possibilmente uscirne con una risposta organizzata e all'altezza della sfida lanciata.

Per chi si trova da un momento all'altro precipitato in una realtà completamente sconosciuta e socialmente deprecata come quella detta convenzionalmente precaria (ma dovremmo imparare a chiamarla diversamente), la prima reazione è quella di colpevolizzarsi.

Ci si colpevolizza perché non se ne conoscono le cause, e anche perché è difficile immaginare che vi possa essere un progetto criminale specifico dietro tutto ciò.

Se poi si pensa che coloro che forniscono le risposte (sindacati, associazioni e partiti) ad una possibile via di uscita sono gli stessi che hanno accompagnato questa formazione sociale a determinare la transizione al nuovo rapporto sociale di produzione, le difficoltà sono ancora maggiori.

Le dinamiche del progetto criminale riscontrate a livello internazionale si ritrovano a livello di ricadute sociali nazionali e la ragione è perché anche gli Stati sono formazioni sociali particolari, e come tali subiscono le stesse determinazioni.

Uno Stato possiede la prerogativa nazionale quando ha il controllo reale dei mezzi di produzione determinanti, grazie ai quali ha la facoltà di esprimere una propria politica che, come tale ha delle ricadute economiche specifiche. Un tale Stato ha, di conseguenza, la propria sovranità monetaria.

Così come, questa determinata formazione sociale chiamata Stato, ha perduto le proprie prerogative nazionali grazie al ruolo di mediazione dell'Unione Europea per conto degli Usa, allo stesso modo, grazie al ruolo di mediazione delle agenzie del lavoro (multinazionali) i lavoratori hanno perduto le loro prerogative lavorative.

Chiaramente se uno Stato perde il controllo reale dei mezzi di produzione determinanti per esprimere la sua politica, significa che ha consegnato la sua popolazione nelle mani di uno Stato nazionale dominante, anche se questo Stato si serve, per perseguire il suo progetto criminale, di un soggetto della mediazione come l'Unione Europea.

Quando a livello internazionale si afferma una forma particolare di separazione tra chi detiene il controllo reale dei mezzi produttivi determinanti e chi è costretto a sottomettersi per poter esprimere una propria forma di sopravvivenza (formazione sociale chiamata Stato fantoccio), le ricadute economiche su una determinata formazione sociale di questo Stato (fantoccio) sono inevitabili.

Attenzione, però, appunto, a non generalizzare la ricaduta sociale, perché il nuovo rapporto sociale di produzione che si viene a creare, essendo determinato da un certo rapporto sociale a livello internazionale, è determinante solo per una certa formazione sociale di quello Stato.

Non è il grado di impoverimento generale a creare le condizioni del rapporto sociale, ma la costituzione (forma) del rapporto stesso.

La separazione tra produttori (Stati), cioè tra chi detiene il controllo reale dei mezzi di produzione e chi non li ha, potremmo definirla come una forma di appropriazione capitalistica da parte dello Stato nazionale dominante che, così facendo crea le (sue) condizioni determinanti per una forma di accumulazione capitalistica dalla quale ne scaturirà una forma di politica determinante per definire le scelte (solo) economiche degli Stati dominati (espropriati delle facoltà politiche).

Solo in questo contesto si può comprendere il ruolo determinante delle mediazioni criminali e impostare la risposta politica su direttrici reali e non campate su suggestioni propagandistiche da personaggi rotti a tutto.
S.M.

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