Pagine

lunedì 28 novembre 2011

Sulla questione nazionale e quella del rapporto sociale

In tempi di sconvolgimento totale, come questi che stiamo attraversando, la questione di fondo, per coloro che detengono il potere decisionale, è fare in modo che la leva “rivoluzionaria” rimanga ben salda nelle proprie mani, esercitando l’avanzamento decisionale attraverso le “riforme” come strumento determinante per la costruzione dei nuovi rapporti sociali.


Siccome la costruzione dei nuovi rapporti sociali avviene sia a livello orizzontale (tra Stati), come a livello verticale (all’interno degli Stati), il problema dominante per coloro che esercitano il potere decisionale è di tenere sempre ben separate le questioni nazionali da quelle sociali.



Una volta individuati gli “utili idioti” nei due campi dello scacchiere politico, suddiviso tra destra e sinistra, questi funzionari funzionali al potere decisionale devono semplicemente pensare per schemi e fare in modo che lo scontro sia tutto concentrato sugli effetti, stando attenti a mantenere coperte le cause.



Quando la situazione raggiunge punti critici particolarmente “allarmanti”, soprattutto quando la transizione è giunta a compimento, ma non ancora ad assestamento, ad esempio attraverso governi “tecnici”, il lavoro dei vecchi “utili idioti” degli opposti schieramenti potrebbe non essere più sufficiente, perché altre formazioni politiche potrebbero nascere al di fuori degli schemi consolidati.



Il problema principale, ricordiamolo, è sempre quello di tenere separate le due questioni: la questione nazionale e quella sociale.



Nello schieramento sinistro la situazione è tale che si possono dormire sogni tranquilli: i comunisti sono tenuti a bada da personaggi che hanno avuto un ruolo di parlamentare, quindi nessuna preoccupazione. Altre formazioni “comuniste” non destano preoccupazioni in quanto si basano su un’ideologia millenaristica: sono esistite, esistono ed esisteranno sempre. Fuori del campo “comunista” organizzato abbiamo il chiacchiericcio comunista variegato: si va dai frustrati del materialismo storico e dialettico ai disadattati agitatori di picozze rintontiti prima dai curatoli di campagna poi, una volta delusi perché illusi mai cresciuti, si gettano a volo d’angelo sul primo apostolo fuoriuscito da qualche convento comunista. Roba più da psichiatria più che da politica.



Dall’altra abbiamo la questione nazionale scollegata dalla questione sociale intesa come individuazione del soggetto sociale di riferimento scaturito dal progetto criminale statunitense.



Coloro che pongono al primo posto del loro programma la questione nazionale, nonostante la mancanza del riferimento sociale particolare, costituiscono indubbiamente un movimento necessario sul piano storico, poiché senza la questione nazionale non sarebbe neppure immaginabile una formazione sociale capace di avviare quel sistema di rapporti sociali (processo attuativo) imposto dal progetto criminale in corso.



Per questo i “comunisti” non esercitano più alcuna funzione utile, al punto che si può dire di loro quello che aveva detto Cicerone a proposito dei riti religiosi del suo tempo.



Talmente dementi da non comprendere che con l’avvento di Mani Pulite si sarebbe aperto un periodo di transizione, caratterizzato dalla coesistenza di due processi produttivi: uno determinato dal rapporto Confindustria/sindacati e l’altro determinato dall’assalto della Finanza Usa. Quello Confindustria/sindacati ha mantenuto la formazione “operaia” all’interno del proprio recinto nella finzione dello scontro capitale/lavoro; quello della Finanza Usa ha cominciato a far emergere la nuova formazione sociale detta “precaria” dagli imbecilli della politica, mentre si trattava di quella formazione che avrebbe costituito l’ossatura del nuovo rapporto sociale.



Il rinnovamento soltanto apparente della classe politica, non ha permesso di vedere il rapporto sociale sul quale si basava la nostra industria.



Una cosa è certa, quando si esalta la forma contro la struttura di base, è segno che si è in presenza di una situazione falsa e di un’organizzazione politico-sociale utile soltanto a portare a termine il progetto criminale dei loro padroni: svendere totalmente il nostro Stato, non più nazione.



Coloro che intendono uscire da questa situazione mantenendo separata la questione nazionale da quella della formazione sociale scaturita dal progetto criminale statunitense, sono i nuovi reazionari, cioè i traghettatori della transizione infinita, tipico degli Stati fantoccio come il nostro.



Le analisi interminabili sulla nostra situazione sono utili a creare delle dispute senza fine, in cui l’inverata scienza delle chiacchiere serve bene a tenere distinte le cause dagli effetti, mascherando i problemi reali per perpetuare un potere illegittimo non perché irrazionale o immorale, ma perché rende totalmente schiavo uno Stato e fa pagare il prezzo di questa servitù ad una precisa formazione sociale.

0 commenti:

Posta un commento