La notizia, secondo i poveretti ben pagati della “informazione”, viene spacciata per “clamorosa” rendendola così più appetitosa per il lettore abituale di carta igienica.
Di clamoroso, in fondo non c'è niente, tranne lo stupore di chi si stupisce: Concita De Gregorio, “giornalista” prima di La Repubblica, poi prestata all'Unità come direttore, e adesso di nuovo a La Repubblica, rivela l'accordo tra Pd e Fini per far cadere il governo Berlusconi e arrivare al governo Monti, passando per la perdita consapevole delle elezioni regionali del Lazio, con la scontata vittoria della Polverini.
Per chi non passa giorno a rendere evidente ciò che è scontato, viene da piangere nel constatare un ammasso di bocche aperte con notevole quantità spropositata di “messaggi d'indignazione”.
Questa indignazione stracciona, approssimativa, becera come la pece, sviluppata all'interno di cervelli annacquati per troppa lontananza dal vino frizzante e inebriante della conoscenza, adesso vorrebbe far sentire la propria voce, che non conta un emerito cazzo per quanto riguarda l'inversione di marcia verso la sottomissione totale, quanto invece conta molto nel contribuire alla rovina totale di questo Stato fantoccio.
Se togliamo dal paesaggio bucolico, e spaventosamente umanitario della politica, i grandi agitatori della “classe operaia”, degli slogan da Mulino Bianco “Noi la crisi non la paghiamo”, come pure tutti i convenuti alla manifestazione del 15 ottobre sorosiano, ci si potrà finalmente accorgere da dove provengono tutte queste infezioni: dal vuoto.
Un vuoto che viene continuamente riempito di retorica spicciola.
Il processo di graduale accantonamento dello Stato sovrano, che segna l'evoluzione del pensiero sinistro, è dovuto in misura decisiva alla convergenza degli interessi della sinistra con quelli degli Usa, la cui realtà sociale, spacciata come perno della dinamica politica, è profondamente reazionaria.
L'interesse della sinistra per i fenomeni socio-economici, giudiziari, umanitari, pacifisti, ecologisti, dei gay, della carta costituzionale, della libertà di stampa ecc., ha finito col privare di ogni autonomia l'insieme dei fenomeni a carattere specificamente politico. La depoliticizzazione che ne è conseguita si esprime in diversi modi e, in particolare, nella riduzione di ogni antagonismo ad un semplice scompenso di fattori economici, il cui superamento è affidato al riequilibrio di questi stessi fattori.
È in questo modo che si è potuto consegnare lo Stato sovrano alla potenza imperialistica per mezzo del soggetto mediatore come l'Unione Europea, trasformandolo in una docile mucca da mungere: uno Stato puramente amministrativo, attraverso la visione di una società spolicitizzata, raccolta e chiusa in se stessa.
Questa visione, alle bocche aperte di stupore misto ad indignazione, viene raccontata come fattore di stabilità, per mettere al riparo lo Stato da ogni sorta di conflitti, dato che – come affermano – questi sono innescati quasi sempre dalla politica, e quindi estromessa e condannata, in via definitiva, come seminatrice di zizzania.
La politica estromessa dall'Italia per passare nelle mani degli Usa.
La politica ridotta a manifestazioni pagliaccesche, ultima delle quali, quella di sabato scorso per affermare il diritto al rispetto del referendum sull'acqua!
Una massa perduta dietro a queste canaglie, dalle quali si sprigionano briciole indecenti per chi è costretto ad inchinarsi per raccoglierle.
Quello che si può e si deve fare, in questo contesto, è far risorgere il demone della politica, perché nonostante i ripetuti tentativi di esorcismo dei sinistrati, finisce sempre per riapparire minaccioso più che mai, complicando quell'ordine criminale che si vorrebbe assicurare agli agenti d'oltreoceano di uno Stato puramente amministrativo e di una società spoliticizzata.
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