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mercoledì 16 novembre 2011

Natale in casa Napolitano (di Maristella Aiello)

Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo (Lev N. Tolstoj, Anna Karenina).

Coloro i quali hanno appoggiato la “rivoluzione popolare democratica” in Libia, adesso si permettono di parlare di colpo di Stato in Italia, come se le due iniziative criminali non avessero una comune regia (Usa) e un comune obiettivo (la “democrazia totale”).

Come se non sapessero che nelle aree del mondo, in cui non si sono accettate le “forme democratiche” (aree non allineate), le guerre si combattono a colpi di mitra, mentre nelle aree a “democrazia incompiuta” (cioè in quelle “amiche” che vengono portate per mano attraverso la transizione verso quella “totale”) si combattono a colpi di speculazioni finanziarie.

Come se fosse una cosa del tutto normale che una potenza mondiale come gli Usa possa dettare le condizioni ad altri su come “uscire dalla crisi”, senza che nessuno, a cominciare da Napolitano, le ricordi che oltre ad averla provocata, è anche la più grande produttrice di debito pubblico al mondo.

Eppure, non solo non viene messo in luce tutto questo, ma si impone al nostro paese un personaggio come Monti che ha lavorato egregiamente affinché si realizzasse questo progetto criminale.
Ammesso e non concesso che l'Italia sia anemica (dal punto di vista finanziario), ci spieghi Napolitano perché ci ha imposto, per la cura, un vampiro!

Se fosse vero che il nostro debito pubblico è un problema, dovrebbe essere una ragione ulteriore per dettare noi le condizioni ai creditori su come uscirne.
La Cina è la maggior creditrice del debito Usa ma, proprio in virtù di questa enorme esposizione finanziaria, chi tiene il coltello dalla parte del manico sono gli americani e non viceversa.
L'Argentina dopo essere uscita dalle grinfie del Fmi, cioè degli Usa, oggi viaggia ad una crescita dell'8% e nel giro di tre anni gli argentini si sono risollevati da una crisi spaventosa.

Il problema dell'Italia non è economico ma politico e risiede nella mancanza di sovranità nazionale.
Visto e considerato che Napolitano ha trasformato l'Italia e gli italiani in un protettorato americano attraverso la mediazione dell'Unione Europea, e considerato anche che i nostri conti d'ora in poi dovranno passare prima sotto la lente degli ispettori europei ancor prima di essere discussi in parlamento, vorremmo sapere a cosa servono questi buffoni, burattini, costosissimi e inutili parlamentari.

Invece, a quanto sembra, la maggior parte della popolazione non crede affatto che si sia da tempo entrati in guerra, e preferisce cavalcare la risacca della beffa del Berlusconi uscente, come se poi fosse stato scalzato dalla volontà popolare, come se dalla sua “caduta” ne fosse derivata una seppur striminzita presa di consapevolezza della disastrosa situazione in cui versa l’Italia. L’unico aspetto positivo è che finalmente non ci sarà più la sua faccia a fare da pretesto ai mali che risiedono oltreoceano. Certo ci sarà l’Unione Europea, e anche quello sarà un feticcio dal momento che non se ne parla come strumento, ma come “entità”.

Per non parlare di chi crede veramente che Berlusconi abbia per qualche tempo espresso una politica contraria agli interessi Usa, quando invece il ruolo di questo eclettico burattino è stato quello di essere il peggior nemico dei suoi alleati scomodi, proprio per il suo ruolo di doppiogiochista.
E chi ne ha fatto le spese maggiori, per essersi fidato di questo “antimperialista” d'accatto, è stato il povero Gheddafi.

Le manifestazioni oscene dei pro e contro Berlusconi sono solo il sintomo di una malattia che avrà ancora un lungo decorso e che prende il nome di servilismo.
Tra breve avremmo come ministro per il turismo un tecnico che saprà organizzare viaggi in Italia molto convenienti per facoltosi mafiosi di tutti i paesi del mondo. Nelle locandine si indicherà il bassissimo prezzo della manodopera italiana, il carattere servizievole, docile e buffone del maschio latino, oltre alla propensione “naturale” alla sottomissione della donna mediterranea, del resto molto abile ai fornelli.

Al momento sembra che il Natale in casa Napolitano appassioni molto più delle dovute e sacrosante considerazioni sulle nefaste conseguenze sociali di questa commedia senza arte e né parte, disgustosa quanto criminale. E proprio come il protagonista della famosa commedia di Eduardo De Filippo, si preferisce lasciarsi andare ad allucinazioni farneticanti, con le quali sfuggire ad una realtà troppo amara per essere accettata. Molto più facile credere che dietro questa Italia di cartapesta, ci sia qualcosa che assomigli vagamente ad uno Stato vero e proprio.

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