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sabato 12 novembre 2011

Longa manus

Dopo aver meschinamente e criminalmente svolto la funzione di traghettatori della transizione, questi funzionari imbonitori di popolo, aspirano ad esercitare “ciò che gli spetta di diritto” per aver svolto il loro ruolo di lacchè, e lo fanno attraverso il solito becero ritornello utile ad entrambe le fazioni in lotta: guardarsi bene dall'indicare il nemico principale della cosiddetta “crisi”.
Nel 1994, in Diplomacy, il criminale Henry Kissinger scrive “ nel mondo del dopo-guerra fredda gli Stati nazionali tradizionali, coloro che formarono il Concerto europeo fino alla prima guerra mondiale, sono privi delle risorse necessarie a esercitare un ruolo mondiale. Il successo dei loro sforzi in vista della costruzione di un'Unione europea determinerà la loro futura influenza. Unita, l'Europa resterà una grande potenza. Divisa in Stati nazionali, devierà verso un rango secondario”.

Il “disegno” americano, descritto chiaramente da Kissinger, è quello di svuotare gli Stati delle loro prerogative nazionali, e il miglior modo per attuarlo è attraverso il soggetto della mediazione incarnato dall'Unione Europea.

Visto e considerato che gli Stati non sono scomparsi (come qualcuno ancora farnetica) e l'Unione Europea non è uno Stato nazionale, su che cosa si è costruita questa “grande potenza” già auspicata da Kissinger?

Evidentemente sulla base di un disegno politico dell'unica potenza in grado di attuarlo nel “mondo dopo-guerra fredda”, cioè gli Usa, e quindi se il comando politico non poteva appartenere all'Unione Europea, la costruzione era inevitabile che si formasse su un “accordo economico”.

Questo giustifica la lettura economicistica del disastro politico che stiamo vivendo?

Questi imbonitori che separano abilmente le cause dagli effetti sono la peggiore feccia oggi in circolazione.

Ancora si fa finta di non capire il ruolo che ebbe Amato nel 1992, continuando a leggere ciò che accadde il 13 settembre di quell'anno (dopo aver dissanguato le riserve nel tentativo di resistere alla cosiddetta “speculazione internazionale”, decise di far uscire l'Italia dallo Sme, spezzando di fatto il legame con il marco che durava dal 1979), al di fuori del disegno politico statunitense e attuato attraverso il colpo di Stato Mani Pulite.

Se si continua a prestar fede a queste narrazioni prive di contenuto politico e, proprio per questo, facilmente “digeribili”, si perde ancora una volta di vista il nocciolo della questione: la cosiddetta “crisi”, come quella del 1992, è un progetto politico determinato, e in virtù di ciò, determinante a ristabilire un certo tipo di “rapporti sociali” che sostituiranno i precedenti.

Il lasso di tempo che intercorre dalla “sostituzione” del vecchio rapporto sociale con il nuovo, è detto appunto “transizione”.

Affinché la transizione avvenga nel modo più “democratico” possibile, cioè attraverso la funzione mistificatoria dell'ideologia dominante, è essenziale il ruolo che svolgono le forze rappresentative della formazione sociale (rapporto sociale in sostituzione) rispetto al progetto sviluppato dalla potenza nazionale dominante in favore del nel nuovo rapporto sociale.

Le due realtà sociali in campo non devono scontrarsi e non si scontreranno mai finché quella “in formazione” verrà sistematicamente non riconosciuta come tale, ma semplicemente come accidente, come è capitato alla cosiddetta “precarietà”.

Chi ha accompagnato alla soppressione definitiva del vecchio rapporto sociale (l'aggregazione operaia) sono proprio i funzionari del capitale in aggiornamento (progetto di riassetto dei rapporti sociali da parte degli Usa), cioè i sindacati, partiti e associazioni varie apparentemente difensori dei “lavoratori”.

Per vent'anni, criminalmente si è fatto in modo di non riconoscere il ruolo sociale che avrebbe influenzato e determinato il futuro assetto “statale” della nuova formazione sociale eufemisticamente e strumentalmente detta “precaria”, affinché si potesse stabilizzare e traghettare la transizione criminale.
S.M.

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