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venerdì 4 novembre 2011

Il silenzio degli scendiletto Usa

Tutti hanno dimenticato l’entusiasmo dei sinistrati per l’entrata dell’Italia nel progetto economico (e non politico) dell’Unione Europea, ma ancor peggio si continua a tacere sul progetto, questo si politico, americano che vi stava dietro e di chi, in casa non più nostra dopo il golpe Mani Pulite, si stracciava le vesti per vederlo attuato.


Nel 1995 sul numero 2/95 di Limes si parla di Europa a due: Francia-Germania.
Se si guarda al consiglio di amministrazione di quel numero della rivista troviamo, tra gli altri, Paolo Flores D’Arcais, Ermete Relacci, Paolo Gentiloni, Corrado Passera, Vittorio Ripa di Meana.

Ricordiamo che eravamo appena usciti dal sistema monetario europeo.

Romano Prodi, sollecitato da Federico Rampini (La Repubblica), si dice d’accordo con Mario Monti nel non avere nulla in contrario ad un’Europa a guida Francia-Germania (Framania), anzi, dice, mi auguro che diventi una realtà!

Ma facciamo parlare il capo dei sinistrati Romano Prodi:

“In questi ultimi anni ci siamo distinti dall’Europa. Un mio amico inglese mi ha detto: possibile che su 57 milioni di italiani siete andati a scegliere come ministro degli Esteri l’unico antieuropeista, cioè Martino? Forse non ci rendiamo conto che senza Europa in questo dopoguerra saremmo finiti già due o tre volte in America Latina…”

Subito dopo interviene Carlo Jean.

“Framania (Francia-Germania) è un evento meno improbabile di quanto possa sembrare. È evidente che non si tratta di una soluzione ottimale per l’Italia. La migliore per noi sarebbe un’Europa delle patrie, integrata secondo il processo previsto a Maastricht. La valutazione di Framania va quindi fatta non in assoluto, ma in senso relativo. Rispetto cioè ad altre due ipotesi: quella di un progressivo distacco della Germania dall’Europa o quella di un’Europa germanizzata. Rispetto a queste due ultime ipotesi, ritengo che Framania sia preferibile per l’Italia – nonostante gli inconvenienti che ci causerà, ad esempio in termini di tassi d’interesse”.

Poi, Jean, dice: “A questo punto l’Italia ha due strade. O adotta subito provvedimenti molto dolorosi socialmente e cerca di convincere i suoi partner ad aspettare un paio d’anni per procedere assieme, o deve accettare Framania senza fare troppe bizze. Sperando di essere poi in grado di adottare misure di riordino interno ancora più dolorose di quelle ora necessarie, e quindi risalire sul carro europeo.

I problemi riguardano più l’economia che la sicurezza. Finché vi saranno gli Stati Uniti e la Nato, la sicurezza sarà tutto sommato un problema marginale. Un rafforzamento della Nato favorirà l’unità europea evitando spinte disgregatrici. Nel caso nostro, consentirà all’Italia di guadagnare tempo. Certo Framania avrà ripercussioni interne. La Padania e soprattutto il Nord-Est contesteranno lo Stato unitario e cercheranno di rafforzare i legami con la Germania. Il Sud verrà marginalizzato a zona turistica o a regione-cuscinetto nei confronti dell’instabilità del Mediterraneo.

Framania potrebbe dare un colpo di frusta all’Italia e stimolarla a una politica economica più austera e meno irresponsabile”.

Ma qui viene il pezzo forte di questi lacchè degli Usa, ricordando sempre che siamo nel 1995. Ecco come come “argomenta” Caracciolo:

“E siccome l’Italia ha un interesse vitale a far parte dell’Europa – sennò verremmo scaraventati nelle braccia di Gheddafi – trovo utile ogni ragionamento che ci emancipi da quella retorica ipnotica e controproducente, del tutto inadeguata alla situazione geopolitica attuale. A questo serve la provocazione di Framania”.

Framania, che adesso non è più una “provocazione”, ma una realtà, i cui costi a livello di crimini internazionali (niente da dire, adesso, scellerato e pavido Caracciolo sulla Libia e lo scempio sul corpo di Gheddafi?) e ripercussioni a livello nazionale nei confronti della formazione sociale nata grazie al colpo di Stato Mani Pulite, il silenzio dei sinistrati deve essere fatto spurgare. Intanto cominciamo a riflettere a questa meschina ammissione di Prodi:

“Questo è il motivo che mi spinge a pensare che gli Stati Uniti uno zampino da noi lo terranno. Ma lo terranno simbolico, perché non vogliono spendere troppi soldi per la sicurezza europea. Insomma, affetteranno un pied-à-terre da noi”.

Questi sono i personaggi a cui sono state conferiti i simboli del “comunismo”, dell’idea di “sinistra” e della “difesa dei lavoratori”.

Quello che Prodi non ha detto, perché non poteva dirlo, è che i costi per la “nostra sicurezza” gli Stati Uniti non avevano bisogno di spenderli, perché i sinistri li hanno prelevati alla popolazione italiana. Il piede-à-terre è composto da basi americani criminali e dotate di testate nucleari, i cui pacifinti e antinuclearisti filo-imperialisti si guardano bene dal mettere in discussione.

Il 15 ottobre romano, nel quale tutti si sono ritrovati e sul quale tutti sono caduti miseramente, è stato solo un modo come un altro per mentire sotto altre spoglie.

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