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mercoledì 30 novembre 2011

Ecce Pecora

Tutti pazzi per il peto medio, pardon ceto medio. Se tutti cercano di prendere le pecore, a meno di clamorose smentite, evidentemente non è per il cambiamento tanto sbandierato, ma per mangiarsele.
Eppure, se si eccettua il sinistrume con in testa la “classe operaia”, coloro i quali, giustamente, vorrebbero superarli in analisi teorica non si capisce a chi si rivolgano, se non appunto al cosiddetto ceto medio.

E qui casca l'asino. Perché non basta smontare l'analisi marxiana sul famoso soggetto del cambiamento, il lavoratore collettivo cooperativo associato alle potenze mentali, se poi a caratterizzare la razionalizzazione del pensiero sono le aporie, determinate dalla mancanza di comprensione dei processi sociali.

Dire che oggi è impossibile definire il soggetto del cambiamento è ammettere che il progetto criminale statunitense, portato avanti sia a livello internazionale che nazionale, non abbia una ripercussione specifica su una determinata formazione sociale.

Se queste sono le ammissioni, bisogna concludere che all'analisi scientifica corrisponde l'impotenza del soggetto, inadatto a corrispondere a un determinato attacco che lo costringe ad entrare in un determinato rapporto sociale dalla porta di servizio: una particolare formazione sociale chiamata “precaria”, ma che in definitiva è un soggetto intermodale che racchiude in sé sia il lavoratore a tempo determinato sia il disoccupato organizzato (lavoratore a intermittenza).

L'individuo che si trova a dipendere in ogni momento della sua vita da un contesto in cui le determinazioni non sono il frutto di scelte dettate dalle leggi del suo Stato, ma da quelle di una nazione dominante, che si serve per il lavoro sporco della mediazione di un soggetto come l'Unione Europea, e che ritrova la stessa mediazione criminale tra lui e il datore di lavoro attraverso le holding del lavoro (Adecco, Manpower, ecc.), perché dovrebbe guardare con fiducia ad analisi scientifiche che non lo contemplano?

Pretendere di conciliare esistenza ed essenza, di finito e infinito attraverso le determinazioni che si andranno a creare con lo scontro tra potenze è più una forma ideologica che scientifica.

Significa ammettere che il progetto criminale statunitense colpirà tutti allo stesso modo, oppure, il che è lo stesso, che improvvisamente da questa situazione ne uscirà una popolazione proletaria (per usare un termine provocatorio).

Purtroppo, le cose non stanno in questi termini. Le vacche non sono tutte nere perché è buio.

Oggi, non ci troviamo in una situazione che possa contemplare, da parte di determinate formazioni sociali (Stati) l'antimperialismo, ma siamo in presenza di attriti tra formazioni capitalistiche. Su questo argomento ci torneremo in seguito, in questo contesto del discorso è sufficiente dire che la differenza tra un atteggiamento antimperialista da parte di una nazione specifica e quello di attrito capitalistico tra potenze, è quello che passa tra una probabile guerra se si interviene su una nazione particolare e un semplice comunicato di dissenso cui fa seguito un voto di astensione.

Oggi, il soggetto che riesce a produrre tutte le determinazioni possibili del suo oggetto sono gli Usa, e il mondo che stanno disegnando è l'attività che ne garantisce la razionalità. Razionalità che, volente o nolente, è stata accettata anche da coloro che la dovrebbero combattere.

Con questa razionalità dobbiamo fare i conti, ma per farlo dobbiamo individuare il soggetto sociale che ancora riesce a guardare questa razionalità con sospetto non per congetture intellettuali, ma per il semplice, quanto dimenticato motivo, che la vive sulla propria pelle e che sta diventando rapporto sociale consolidato.

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