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sabato 19 novembre 2011

Benvenuti in Eurusa (di Stefano Moracchi)

I fatti della Libia e il 15 ottobre romano ci obbligano a considerazioni non piacevoli, necessarie tuttavia non solo per una lettura politica oggettiva dei fatti internazionali e nazionali, ma soprattutto per tentare di organizzare un nucleo di risposte che al momento non possono che essere di resistenza, imprescindibili per qualsiasi processo di avvio.
Per far questo occorre che diversi ambiti di ricerca, caratterizzati dalla specificità della materia di interesse, si possano incontrare per comprendere le forme dei rapporti sociali che il nuovo disegno mondiale sta perseguendo e attuando.

La necessità di una svolta teorica deve essere, per forza di cose, interdisciplinare al fine di stabilire un fondamento caratterizzato dal comune orizzonte che, se pur problematico come l'analisi delle forme della divisione del lavoro ad esempio, deve dotarsi di una consapevole determinazione degli schemi interpretativi, necessariamente astratti per cogliere gli aspetti generali, senza per questo venir meno al raffronto con i fatti oggettivi.

Ho fatto cenno alla Libia e al 15 ottobre romano perché rappresentano il punto di rottura simbolico per tutti coloro che davano per scontate alcune “realtà divinizzate”. Per coloro che invece intendano continuare a ragionare all'interno di questi schemi rotti dagli avvenimenti, è chiaro che questo discorso potrà risultare prematuro o indigesto.

La Libia non ha messo solo in luce l'efficacia e l'accelerazione del gruppo che fa capo a Obama, ma anche come la politica statunitense riesca a perseguire determinate finalità pur nelle diverse strategie, le cui tattiche per la maggioranza degli “esperti” si confondono con la quotidianità da rislutare irrilevanti.

La Cina e la Russia, ma sarebbe più esatto parlare di gruppi d'interesse, quindi di potere, all'interno di queste specifiche realtà nazionali, quindi determinate “formazioni sociali”, hanno dimostrato di non essere all'altezza di perseguire nessuna politica di contrasto ma addirittura, come nel caso della Cina, di arretramento delle sue zone d'influenza politico-economica e, di conseguenza, negativa per la sua crescita economica.

In molti hanno letto questa nostra presa di posizione come improvvisa, quanto sospetta, inversione di direzione “politica”, come se la direzione politica di queste potenze fossimo stati noi a determinarla. Personalmente ritengo, arrivati a questo punto basso della storia umana, del tutto inutile stare a ragionare sul carattere socialista della Cina, in quanto l'esperienza da tempo mi ha suggerito di abbandonare il richiamo a tutto ciò che rimandi a disquisizioni utili ai dottrinari, ma dannose per chi voglia fare qualche passo in avanti.

Preferisco concentrarmi sullo studio del capitalismo, piuttosto che andare alla ricerca di improbabili socialismi a cui affidare le sorti del futuro.

Sul 15 ottobre romano non c'è molto da dire, se non che ha messo in luce il ruolo funzionale al Sistema di coloro che ancora intendono fare uso di concetti come sinistra, comunismo, proletariato, rivoluzione, anarchia, sindacati e via di questo passo.

Accetto e rispetto la passione storica e il normale sentimento che naturalmente emerge per le grandi figure storiche, rispetto e passione dalle quali non sono immune, ma che non riesco più a tollerare se vengono ad interferire con lo sviluppo necessario e non più rimandabile di una teoria politica nei confronti di questi capitalismi.

L'imminente incontro ci dovrà pertanto vedere coinvolti su questioni che hanno come oggetto il quadro teorico comune, sapendo però che il quadro teorico comune si ottiene attraverso il coraggio nell'intraprendere una teoria nuova.

Solo facendo i conti con il proprio passato si può immaginare il futuro.

Da oggi in poi dobbiamo avere chiara la consapevolezza di far parte di Eurusa, e la lotta per la nostra indipendenza nei confronti degli Usa passa necessariamente per la lotta nei confronti dell'Unione Europea.

Bisogna perciò dotarci di strumenti nuovi non solo a livello teorico, ma anche attraverso forme associative che siano in grado di spezzare il gioco della mediazione criminale delle holding del lavoro (multinazionali come Manpower e Adecco).

Bisogna costruire una forma associativa che sappia porsi come soggetto antagonista contro queste potenze multinazionali a cui è stata concessa una “merce particolare” come quella del lavoro.

Se non si parte dalla consapevolezza di dover prosciugare il mare in cui nuotano questi pescecani ogni manifestazione di piazza sarà sempre e solo una piazzata, oltre che l'ennesima manifestazione d'impotenza.

Cerchiamo di non rincorrere questi rituali inconsistenti, mettiamo invece in risalto proposte costruttive di lotta finalmente politica.

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