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mercoledì 26 ottobre 2011

SensAzione

Quando l'orizzonte del possibile va molto al di là del calcolabile (cioè del “politico”), la violenza immaginata brilla come un fuoco fatuo nei sogni ad occhi aperti di tutti coloro che, per mancanza di uno studio serio sulla formazione sociale di riferimento, rispetto a questa forma di imperialismo, credono di scorgerla in ogni angolo.

L'immaginazione, in questo caso, ha la stessa funzione dell'infinito rappresentato dall'Io che ancora non ha conosciuto il Non-Io, quindi non vincolata dall'esperienza vissuta e totalmente svincolata dalle inibizioni e reticenze rispetto ad un soggetto “reale”.

Ristabilire una forma di unità, lacerata per non aver saputo da una parte accettare l'idea che la classe operaia è conservatrice e quindi reazionaria, e dall'altra nel non sapere indicare un soggetto in grado di sostituirla, è possibile solo se si prende atto di questa assenza assoluta.

Al momento siamo giunti al punto che l'esaltazione e l'indifferenza si sostengono a vicenda.

A dispetto dell'ottimismo fiducioso e interessato dei “moderati” della non-violenza, si viene a contrapporre quello illusorio e interessato della violenza senza partecipazione popolare, due facce della stessa mancanza di una visione politica che faccia perno su una formazione sociale scaturita dal progetto criminale incarnato dagli Usa.

Il fatto che ci si stia scannando a vicenda dalle parti dell'estrema sinistra moderata (formazione degenerata di un comunismo espressione dell'antiberlusconismo imperialista) senza tener conto del fattore politico determinante per uscire dall'attuale situazione di sottomissione, ci induce a ritenere che i motivi metodici e quelli indotti si amalgamino dando vita all'ennesima volontà d'impotenza.

È fin troppo semplice comprendere come evolvano processi come questi: non rispondendo politicamente della fallimentare partecipazione ad una mobilitazione organizzata da un soggetto (Soros) funzionale al progetto criminale Usa, ammettendo, di fatto, la propria totale assenza politica.

La stessa commedia che si sta svolgendo a livello parlamentare, con una sinistra che in tutti i momenti cerca di far sopravvivere il governo Berlusconi, grazie al ruolo di Napolitano in continuo contatto telefonico con Obama, sapendo benissimo che in questo momento è funzionale al progetto criminale americano.

L'abbiamo detto, e lo ripetiamo, che la convergenza politica tra Confindustria (Marcegaglia) e CGIL (Camusso) risiede tutta nell'opera di traghettamento tra il vecchio Sistema e il “nuovo che avanza” su personaggi di facciata, dove destra e sinistra sono ancora ad uso e consumo degli utili idioti.

Siccome, a quanto sembra, è inutile portare come esempio ciò che accadde dopo il lancio di monetine a Craxi, il ruolo golpista di Mani Pulite, la pagliacciata della finta contrapposizione tra Rutelli l'antifascista e il “fascista” Fini (oggi paladino dei sinistrati), come la stucchevole resistenza a riproporre antifascismo e anticomunismo all'interno di uno stato spogliato delle sue prerogative nazionali, bisogna per forza di cose insistere nell'indicare la formazione sociale nata dal progetto criminale imperialista. A meno che non si creda che la disoccupazione organizzata (chiamata eufemisticamente precariato) sia nata per grazia ricevuta o naturalmente. Oppure, peggio, che nel progetto criminale imperialista non sia contemplato un modello sociale specifico sul quale scaricare tutto il gravame, perché se così fosse saremmo in presenza di un antimperialismo monco.

Questa leva è fondamentale per uscire dalla falsa contrapposizione, ma anche per dotare di una base sociale la resistenza ai crimini americani che si andranno a realizzare dopo quello alla Libia.
S.M.

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