Essere chiamati a partecipare ad incontri pseudo-rivoluzionari all'insegna della politica mistificatoria (rivoluzionaria a chiacchiere, nell'accettazione supina e senza ritegno ad una prassi riformistica subalterna all'imperialismo), in un momento in cui ci sarebbe bisogno di altre e alte posizioni politiche, fuori da personaggi gattopardeschi costruttori di contenitori per incenerire qualsiasi sviluppo costruttivo fuori da questo sistema, è veramente deprimente.
Eppure, gli incontri che si stanno tenendo freneticamente in questi giorni, tutti all'insegna di figure canonizzate, hanno il pregio di spezzare quel rivestimento d'ipocrisia che ancora li teneva in vita, svelando tutti i punti di congiunzione con il filo-imperialismo, che non saranno certe le capriole ideologiche ad evitare conseguenze nefaste.
Che poi, certi personaggi dalla gloria parlamentare vengano fatti salvi per via di un formalismo purista (trovando anche intervistatori compiacenti in determinate aree antimperialiste) non disdegnano affatto di stare insieme allegramente e beatamente con il peggio del terzismo talmente estremo da risultare stomachevolmente moderato e con gli esaltati delle “rivoluzioni democratiche”, è una delle tante aberrazioni di questa stagione miserabile.
L'area che dovrebbe mettere in moto un “processo attuativo” nella formazione sociale aderente all'attacco inferto con inaudita ferocia, è costituita da personaggi che hanno fatto dell'appropriazione indebita della teoria rivoluzionaria la loro professione, avendo raggiunto il giusto titolo di mistificatori.
D'altra parte, tale mistificazione ha assunto un spessore storico di grande rilevanza politica, grazie all'uso e all'abuso dei mezzi di disinformazione di massa, per via della commistione tra movimenti viola e movimenti d'indignazione profumatamente sovvenzionati dagli stessi speculatori che hanno provocato il grave attacco all'economia mondiale.
Il professionismo del disagio si è talmente sovrapposto alla teoria rivoluzionaria da renderlo quasi invisibile come figura autonoma rispetto alla caricatura assunta nelle interpretazioni ufficiali.
Quindi, pur risultando palesemente deformanti ed unilaterali, serbano sempre quel nocciolo duro di consenso capace di indirizzare il corso storico verso la reazione e la capitolazione, essendo figure non prive di aspetti ambivalenti.
Quanto ancora bisogna sopportare una tale disinvolta opera di addomesticamento di figure storiche notevoli per adattarle sapientemente alle tortuose necessità tattiche figlie di strategie imperialiste (lautamente pagate) derivanti dall'opportunismo riformistico?
Le figure storiche che questi mistificatori arrangiano per meschini fini diventano, grazie a questi operatori dell'infamia, pure e semplici caricature di se stesse.
Ciò che viene promosso, senza che si abbia il coraggio di ammettere una tale cinica operazione, è la regressione di quelle poche energie ancora in buona fede disposte a sacrificarsi per una giusta causa.
Invece, ogni volta, ne deriva una situazione paradossale: ci si continua ad appellare all'autorità di questo o quel personaggio pseudo-rivoluzionario nel momento stesso in cui ne vengono liquidati i principi cardine della stessa azione rivoluzionaria.
Un'opera reazionaria portata avanti in spregio dei più elementari principi di dignità.
In tale mistificazione, il richiamo alle teorie rivoluzionarie, debitamente interpretate in chiave moderata, che di rivoluzionario non hanno un bel niente, sono semplici vie al riformismo e allo spregiudicato abbraccio del moderatismo più abietto.
Oramai, senza più ombra di dubbio, siamo in presenza di una serie di formulazioni buone a tutti gli usi a causa anche della loro lacunosità teorica condite a base di criteri pragmatico-tatticistici in funzione di legittimazione di tutto il peggio che mano a mano ci viene presentato come “il nuovo che avanza”.
S.M.
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