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giovedì 20 ottobre 2011

Jamahiriya libica

Jamahiriya libica


Nel 1972 Washington rifiuta di stabilire relazioni diplomatiche con la Jamahiriya.

Il 30 maggio del 1973 un aereo USA viola lo spazio aereo libico durante le manovre della VI flotta.

Nel 1974 viene bloccata la consegna di otto aerei DC-1309 alla Libia, benché siano stati già pagati 60 milioni di dollari.

Il 3 gennaio del 1975 il Segretario di Stato USA minaccia di usare la forza contro i paesi produttori di petrolio.

Nel 1977 il Pentagono aggiunge la Jamahiriya all’elenco dei “nemici degli USA”.



Nel 1978 gli USA si impegnano in una guerra economica non dichiarata con la Libia congelando i contratti di esportazione, tra cui quello per l’acquisto di aerei Boeing per il trasporto civile.

Il 24 gennaio del 1978 il Dipartimento di Stato USA dichiara che la Libia è il principale paese contro cui gli USA prenderanno provvedimenti per il suo appoggio alla causa palestinese.

Dal 27 al 30 luglio del 1978 vi sono manovre della VI flotta ai confini delle acque territoriali libiche.

Nel 1979 la CIA comincia a reclutare agenti e mercenari attraverso “Thomas Allen Tonin”, capo della sezione di New Delhi in cui presta servizio la spia Muhammad Yusuf Megarief.

Dall’8 al 9 agosto del 1979 sempre manovre della VI flotta ai cconfini delle acque territoriali libiche. Protesta del Segretario degli Affari Esteri libico che informa la rappresentanza americana che la Libia intende far valere i suoi diritti sulle proprie acque territoriali.

Il 10 aprile del 1980 le autorità americane perseguitano i membri dell’Ufficio Popolare della Jamahiriya a Washington e ne espellono quattro.

Il 12 maggio del 1980 un gruppo di mercenari americani intraprende operazioni spionistiche in Jamahiriya con l’obiettivo di approfondire il conflitto fra USA e Libia.

Nell’estate del 1980 viene attaccato l’aereo che trasporta Muammar Al Qaddafi in viaggio verso l’Europa dell’Est; viene colpito invece per errore un aereo civile italiano che vola su Ustica.

Nel maggio del 1981 Reagan ordina l’espulsione dei delegati dell’Ufficio Popolare della Libia a Washington.

Il 27 luglio del 1981 Newsweek parla di una costosa operazione messa in atto dal capo della Cia William Casey, in accordo con alcuni membri del Congresso, per rovesciare il governo della Jamahiriya e per assassinare Al Qaddafi.

Il 1 agosto del 1981, secondo le affermazioni di alcuni membri del Congresso, il Capo dell’Intelligence Service USA elabora, in accordo con Reagan, un piano di propaganda e di guerra psicologica che include anche omicidi.

Il 19 agosto del 1981 alle 07,12 otto aeroplani americani abbattono due ricognitori dell’aviazione libica mentre stanno effettuando una missione di routine sulle acque territoriali libiche.

Il 31 agosto del 1981 Newsweek scrive in un articolo intitolato “La guerra non dichiarata”: “La battaglia aerea sul Mediterraneo non rappresenta la fine della guerra non dichiarata: Gli USA sono convinti che Muammar Al Qaddafi rappresenta un pericolo e una minaccia per i governi filo occidentali e per questo motivo l’amministrazione USA sta cercando di neutralizzarlo politicamente e militarmente”.

Dal 17 al 22 ottobre del 1981 sempre manovre della VI flotta nel Golfo della Sirte.

Il 16 febbraio del 1983 vi è un conflitto tra caccia libici e aerei USA sullo spazio aereo di Benghazi, dopo che i secondi avevano sconfinato fino ad arrivare a circa 80 km da questa città.

Il 17 febbraio del 1983 Reagan ordina che la portaerei nucleare Nimitz si diriga verso le coste libiche.

Nel 1984, nel corso dell’anno, diverse spie arruolate dalla CIA si infliltrano in Libia per portare a termine le sottoelencate operazioni di terrorismo:

il 4 febbraio 1984 si infiltrano cinque gruppi costituiti rispettivamente da: Salim Al Qallali e Salim Al Mani; Khalid Yahya Muammar e Abd Allah Al maturi; Salah Al Muaddab e Kamal Al Chami; Usama Chaluf e Salim Abd Al Salam Al Hasi; Nacer Al Dahra, Jamal Al Sibbai e Anis Muhammad Al Raid.

Ad aprile 1984 si infiltra il gruppo di Al Arif Dakhil e Mustafa Bugharara.

Nel maggio del 1984 vengono intercettati, mentre si stanno infiltrando in Libia Ahamad Ibrahim Hawas, Ammar Al Hasayr e Ali Bachir Hammuda; i loro piani prevedono l’uccisione di 40 persone (provata dai documenti in loro possesso), la distruzione di obiettivi strategici e l’avvelenamento delle riserve di acqua potabile con una sostanza velenosa che avevano con sé; attacchi incendiari e dinamitardi a mercati popolari, frequentati anche da stranieri.

Tutte queste spie ammettono di aver seguito esercitazioni intensive in preparazione di queste operazioni terroristiche e di essere stati istruiti dal responsabile della CIA in Sudan “Mr. Jack” che era in rapporto diretto con il capo dell’organizzazione terroristica Muhammad Yusuf Lamgarief e con il suo socio AliAbd Allah Al Darrat.

Nel 1985 l’ambasciatore USA in Egitto viene incaricato dalla Casa Bianca di una missione che prevede un attacco congiunto di USA ed Egitto alla Jamahiriya con l’obiettivo di conquistare metà del suo territorio e di deporre Muammar Qaddafi. Il piano, il cui nome in codice è “Rose”, viene sostenuto da Robert McFarlane, responsabile del national Security Council, e dai suoi vice John Poindexter e Donald Foreter.

Nel 1985 la CIA assume agenti e mercenari e li esercita per diverse operazioni, tutte con l’obiettivo di assassinare il Leader della Rivoluzione. Tra questi piani ricordiamo quello che prevedeva un lento avvelenamento di Qaddafi, in modo da non lasciare tracce.

Il 18 giugno del 1985 un rapporto della CIA (il “Memorandum lacunae”) accenna a questo piano ammettendo l’inefficienza dei suoi agenti. Lo stesso giudizio fu sostenuto da John McMahon, vice responsabile della CIA.

Nel 1986 Reagan emette una direttiva che fissa al 1 febbraio il limite per ogni cittadino o società americana per cessare ogni tipo di rapporto con la Jamahiriya.

Il 25 marzo del 1986 aerei della Marina USA bombardano obiettivi civili nel Golfo della Sirte; una imbarcazione in missione di pattugliamento e una vedetta della guardia costiera vengono attaccate e affondate all’interno delle acque libiche. Il bilancio è di 52 morti. Allo stesso tempo l’Amministrazione americana autorizza il Comandante della VI flotta ad attaccare gli aeroporti libici in caso di aggressione ad aerei o navi USA.

Il 31 maggio 1986 il giornale egiziano Al-Ahram afferma che per tre volte gli USA hanno invitato l’Egitto ad intraprendere un’avventura militare comune contro la Jamahiriya libica.

Il 15 aprile 1986 squadriglie di aerei americani eseguono l’ordine del presidente Reagan di bombardare le città di Benghazi e Tripoli e l’abitazione di Mummar Al Qaddafi con il risultato di uccidere civili innocenti, storpiare donne e bambini e di distruggere luoghi di culto. Anche la Gran Bretagna prende parte all’attacco concedendo i propri aeroporti per la partenza degli F-111 americani.

Vernon Walter, rappresentante degli USA alle Nazioni Unite dichiara che l’Amministrazione USA è determinata a persistere nel tentativo di rovesciare il governo libico. Caspar Weinberg, Segretario alla Difesa USA, dichiara che i bombardieri americani hanno attaccato cinque obiettivi tra cui la base di Al Aziziyya, quartier generale libico. Il giornale londinese Daily Mail afferma che Reagan ha ordinato un’operazione segreta diretta a rovesciare il governo popolare della Libia contattando esuli libici già assoldati dall’Intelligence USA.

Il 16 aprile 1986 i piloti che hanno preso parte all’aggressione alla Jamahiriya affermano che il loro principale obiettivo era quello di uccidere Qaddafi.

Il 18 aprile 1986 il giornale americano The Wall Street Journal riporta le affermazioni di alcuni alti ufficiali americani secondo cui l’amministrazione USA sta approntando il seguente programma: esercitazioni militari in preparazione del bombardamento di obiettivi strategici; operazioni speciali della CIA per rovesciare il governo popolare della Libia; preparazione di un’azione comune con la Francia contro la Libia; invio di rappresentanti in Europa per convincere gli alleati europei ad effettuare un embargo economico alla Libia.

Il 25 aprile 1986 fonti occidentali attendibili rivelano che diversi governi occidentali sono venuti a conoscenza di un piano dell’amministrazione USA per eliminare Qaddafi facendolo assassinare da un gruppo speciale allenato specificatamente per questo scopo e composto da cittadini mediorientali assoldati dall’Intelligence USA.

Il 15 maggio 1986 il Dipartimento della Difesa USA cancella un contratto con la Fiat con il pretesto della partecipazione della Libia in questa società.

Il 14 agosto 1986 in una riunione segreta alla Casa Bianca si definisce una campagna mirata a creare disordini interni in Libia per accreditare l’idea dell’esistenza di una opposizione interna al governo popolare.

Il 5 ottobre 1986 il giornale Washington Post rivela l’esistenza di una nota e di un memorandum del Dipartimento di Stato che riguardano rispettivamente il rovesciamento del governo popolare libico e l’assassinio di Qaddafi.

Nel dicembre 1987 il Segretario di Stato americano visita diversi paesi africani sostenendo la necessità di un accordo contro la Libia.

Il 22 dicembre 1987 il primo carico di armi americane viene sbarcato a Ndjamena da un C-5 Galaxy. Il Dipartimento di Stato USA annuncia l’invio di aiuti militari a Habre per 15 milioni di dollari.

Nel 1987 gruppi di sabotatori cominciano ad entrare in Chad esercitati ed organizzati conformemente ai piani americani di aggressione alla Libia. Per fornire loro una buona operatività furono appositamente installate basi militari tra cui quella di Um Tinnina e furono istituiti con gran dispendio di uomini e mezzi corsi di preparazione che comprendevano il terrorismo e la tortura psicologica sui prigionieri libici in Chad minacciando di ucciderli se non si fossero uniti ai gruppi mercenari. Così furono uccisi i colonnelli Abd Al Salam Sahban e Abd Al Salam Charaf Al Din.

Nel novembre 1990 in seguito alla vittoria di Idriss Deby e alla catastrofe del regime del traditore Habre gli Usa mettono in atto una serie di operazioni piratesche sui prigionieri libici:

il 7 dicembre 1990 un C-141 (n. 50280) proveniente dalla base di Ramstein in RFT atterra a Ndjamena alla presenza dell’ambasciatore americano in Chad e riparte per la Nigeria dopo aver caricato a forza 200 prigionieri libici.

L’8 dicembre 1990 450 prigionieri vengono deportati allo stesso modo verso lo Zaire; 250 vengono deportati dal Kenia negli USA.

Il 16 dicembre 1991 un corrispondente del giornale Al Hayat, pubblicato a Londra, scrive di aver visitato un campo gestito dalla CIA in Virginia in cui sono esercitati i prigionieri deportati…questi stessi erano già passati per diversi campi di esercitazione in Chad diretti dal colonnello Robert Bag, già ambasciatore americano in Chad, che pianificò poi la loro esercitazione negli USA per preparare operazioni di sabotaggio nei confronti della Jamahiriya. In un’intervista successiva (del 19/12/1991) il sedicente Khalifa Haftar conferma quanto riportato nell’articolo precedente e dichiara che gli Americani sono pronti a fornire qualsiasi tipo di aiuto per missioni aere e navali contro la Jamahiriya

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