Riprendiamo, per avanzare nel nostro discorso, la differenza evidenziata nella prima parte circa i rapporti sociali di produzione e la socializzazione dei rapporti stessi e come questa distinzione sia venuta meno, fino a confondersi del tutto, nelle diverse fasi di transizione che hanno attraversato questi ultimi decenni.
Ogni rapporto sociale di produzione scaturisce da un modo di produzione, ma solo il modo di produzione determinante cerca in tutti i modi di eliminare la socializzazione dei rapporti stessi.
Questo cosa significa? Significa che, mentre per la classe per sé (operaia) la socializzazione dei rapporti si determina attraverso il rapporto immediato con la produzione attraverso la mediazione dei sindacati e dei partiti della sinistra, per quanto concerne la classe lasciata a sé stessa il rapporto immediato con la produzione è favorito dalla mediazione dell'agenzia del lavoro che le impedisce la socializzazione.
In questo senso il concetto di alienazione di Marx lo si ritrova nel rapporto a celle della classe lasciata a sé stessa piuttosto che in quello socializzato attraverso i sindacati della classe per sé.
Lo si ritrova, però, in una forma molto più avanzata rispetto a quella che poteva concepire Marx a quel tempo. Perché qui siamo in presenza non di una filosofia della realtà che vorrebbe concepire una vera essenza dell'uomo, ma di una fenosofia (1) che molto più prosaicamente vorrebbe comprendere le dinamiche che portano una certa formazione sociale da una parte piuttosto che in un'altra. Insomma non si tratta di restaurare un marxismo in forma idealistica, ma di cogliere una razionalità in una determinata realtà.
La socializzazione dei rapporti di produzione riferita alla classe per sé (operaia) è possibile perché la concezione del tempo e dello spazio è concepita ciclicamente, ovvero vi è nei confronti della realtà l'atteggiamento del consumatore di realtà (l'atteggiamento di chi tende a non assumere la realtà come problematica). In questo atteggiamento condizionato dalla mediazione dei sindacati e dei partiti della sinistra vi è la predisposizione naturale di chi già sa cosa aspettarsi senza starci troppo a pensare (vi è il soggetto preposto a pensare), ma significa pure che questo qualcosa che dovrà arrivare non è visto come una minaccia perché si tende a pensare che l'ordine dentro il quale si è inseriti è controllabile e quindi come se fosse eterno.
Questo tipo di socializzazione dei rapporti di produzione, proprio in virtù della mediazione dei sindacati, bisogna indagarlo a livello collettivo e individuale. A livello collettivo abbiamo l'istituzionalizzazione della socializzazione, cioè una forma cristallizzata di determinati rapporti che non hanno più nulla a che vedere con quelli che li aveva originati. Significa che l'ambiente che prima era ostile oggi ci è familiare. Per questo parliamo, riferendoci alla classe per sé, di rappresentazione della realtà. A livello individuale, al contrario, siamo in presenza della rassegnazione che fa scattare meccanismi di autodifesa attraverso la spiegazione della realtà entro categorie del pensiero prese a prestito dal tempo passato fino a dissolvere del tutto la preoccupazione attraverso le quotidiane narrazioni che vengono impartite sui luoghi di lavoro. Si cerca con questo atteggiamento di compiere il minimo sforzo ricevendone il massimo risultato. Quando si dice che questa classe è stata addomesticata bisogna sempre pensare che tutte queste forme di assoggettamento sono tutte forme di difesa atte a semplificare e a padroneggiare ciò che continuamente sfugge di mano. Difatti questa classe non è più nelle mani dei lavoratori da moltissimi anni e se ancora cerca nella struttura stessa che la ingabbia la sicurezza che altrove è completamente assente, è solo perché questa stabilità che riguarda i suoi aspetti materiali è anche avvolta da una serie di elementi simbolici carichi di significato. Fino a quando questi elementi non vengono meno si può ritenere che la classe per sé possa continuare a riprodurre questa rappresentazione a spese di se stessa e della classe lasciata a sé stessa.
Il fatto che il capitalismo generi insicurezza e instabilità e che ogni rifugio appaia il meno insicuro, ci devono portare a ragionare sul concetto di emancipazione. L'emancipazione non è vero che è una caratteristica sviluppatasi con l'illuminismo. È vero semmai che forme di superstizione si sono sostituite ad altre. Alla religione degli dei ci si è affidati a quella della tecnica, oggi anche questa certezza non è più tale. La verità è che noi accettiamo l'incertezza generale nella misura in cui siamo inseriti all'interno di un contenitore sicuro o perlomeno il meno insicuro possibile.
Se approfondiamo tutti questi aspetti non possiamo non evidenziare il carattere prettamente conservatore di questa classe.
S.M.
(1) http://stefanomoracchi.blogspot.com/2011/08/il-punto-di-rottura.html
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