Pagine

venerdì 29 luglio 2011

Lotta di cella (Prima parte)

Dalla classe alla cella. Dalla classe per sé alla classe lasciata a sé stessa. Cerchiamo in questa riflessione di riprendere il discorso sulla composizione della classe lasciata a sé stessa. Una volta completato questo lavoro sarà possibile sostituire il concetto di classe con quello di cella. Per il momento serviamoci, per chiarezza, ancora di questa espressione.

Ciò che determina il passaggio da un modo di produzione ad un altro è il ruolo dei rapporti di produzione. Quando avviene la trasformazione dei rapporti di produzione si innesca la transizione e, quindi, la creazione di una formazione sociale del tutto nuova.

La classe per sé, o classe operaia, è rimasta completamente estranea alle diversi fasi di transizione che hanno riguardato la struttura dello stato (cioè coloro che avevano la capacità di disporre dei mezzi di produzione) affidandosi ad una pura difesa (arretramento) delle loro prerogative lavorative.

Nelle diverse fasi di transizione la formazione sociale che si andava affermando era costituita da quella che noi abbiamo chiamato classe lasciata a sé stessa (cella formatasi dal modo di produzione imperialista).

In queste fasi di transizione l'errore fondamentale commesso è stato quello di confondere i rapporti sociali di produzione con la socializzazione dei rapporti stessi.

La classe per sé venne ritenuta (e la si ritiene ancora) la formazione sociale attinente al modo di produzione corrispondente in quanto la socializzazione dei lavori eseguiti privatamente trovano sempre la forma comune di espressione: manifestazioni sindacali e politiche.

Alla base di questa impostazione sta l'idea che il nostro paese abbia una propria strategia politica e quindi economica, mentre invece la sua sottomissione politica, quindi economica, all'imperialismo Usa, risalente alla presupposta liberazione dal regime fascista, lo portano a seguire pedissequamente scelte di produzione che vanno contro l'interesse nazionale (e quindi della popolazione).

Questo ruolo degli Usa nel determinare scelte di carattere strategico sul nostro paese è coadiuvato dal ruolo di mediatore dell'Unione Europea. Grazie all'Unione Europea ogni prerogativa nazionale viene completamente annullata favorendo l'imperialismo Usa.

Il fatto che il nostro stato non sia in grado (impossibilitato) a svolgere una politica (una certa forma economica) in funzione dell'interesse dalla sua popolazione non è una semplice constatazione di carattere sociale. Esso determina una certa trasformazione storica dei rapporti sociali. Rapporti sociali che, ricordiamolo, sono sempre espressione di un certo rapporto sociale di produzione. Il fatto che intorno alla classe per sé (classe operaia) si mantenga una certa rappresentazione di tale rapporto sociale di produzione implica semplicemente la strumentalità politica in funzione della transizione avvenuta ma non ancora assestata.

Leggere tutto in funzione di questa formazione sociale, come ha dimostrato il corso di questi lunghi decenni, comporta consegnarsi nelle mani dell'imperialismo Usa, appoggiando tutte le rivolte “democratiche” promosse dagli Usa, svendendo completamente le nostre imprese strategiche, non avendo nessuna possibilità di mettere in campo uno stato sociale minimo, lasciando i lavoratori nelle mani di bande criminali, restando confinati a una politica di sinistra indignata (insieme ai comunisti filoimperialisti) e rinunciando del tutto a una politica rivoluzionaria nei rapporti determinanti di produzione: andando alle cause di chi detiene i mezzi di produzione e non scontrandosi come oche sugli effetti che questi criminali determinano.

Il fatto che le classi non esistano per sé ma solo in funzione alla capacità di determinare il cambiamento, cioè rompere con la logica di sistema e affermare su un piano politico-ideologico un corso storico nell'interesse della formazione sociali maggiormente sfruttata (cioè quella uscita dal progetto criminale di produzione messo in atto), ci dovrebbe far avanzare nell'analisi.

Il fatto che gli stati fanno affidamento a logiche produttive criminali volte a espropriare, oltre alla capacità economica, anche la dignità della persona (sottomissione incondizionata alla produzione) ci dovrebbe indurre a ripensare completamente la forma stato e le attuali rappresentazioni politiche: le une e le altre completamente svendute al nemico principale.

Il fatto che la sinistra (insieme ai cosiddetti comunisti) sia stata la più grande sostenitrice dell'Unione Europea (grazie al ruolo di Romano Prodi, Giuliano Amato e Ciampi), oltre alla mentecatta destra che fingeva, attraverso i migliori amici degli Usa come i leghisti e Berlusconi, di essere antieuropeisti, ci dovrebbe indurre senza indugi a concentrare il nostro discorso sul ruolo che la rappresentazione gioca sulle nostre scelte politiche.

Affinché la logica criminale possa essere sopportata e accettata deve avere come presupposto indispensabile quello di essere creduta come vera e indispensabile.

Gli stessi che creano le condizioni della “crisi” sono gli stessi che offrono le condizioni per “superarla”. La classe per sé, seguendo la logica ricattatoria del sindacato di regime, non ha fatto altro che traghettare queste fasi di transizione sulla logica della falsa contrapposizione in base alla pacificazione sociale.

Questa crociata contro le “certezze da superare” in nome di un maggiore benessere rappresentato dalla “libera concorrenza” e dal “libero ingegno”, come pure dall'opportunità rappresentata dalla globalizzazione (un eufemismo per chiamare l'imperialismo Usa), è stata a tutti gli effetti una battaglia volta a imporre il controllo e la subordinazione.

Controllo e subordinazione di uno stato e, di conseguenza, di una formazione sociale nata da questo progetto criminale: la classe lasciata a sé stessa o cella lasciata a sé stessa.

In ogni cella all'interno di questa formazione sociale si è cercato in tutti i modi di introdurre una frattura tra il modo di produzione precedente e quello successivo, separando completamente il lavoro da qualsiasi progetto che avesse un fine nazionale. Chiaramente, su queste condizioni, non poteva che esserci sfruttamento infinito. I politici criminali di destra e di sinistra si soffermavano a parlare delle proprietà taumaturgiche di questa scelta consapevole che richiedeva solo “qualche sacrifico”. La sinistra ebbe il suo oracolo in D'Alema che parlò di “scordatevi il posto fisso”.

I comunisti, seduti accanto e intorno alla classe per sé (o operaia) non potevano e sapevano vedere la cella lasciata a sé stessa che intanto si ingrandiva man mano che il progetto criminale si rafforzava.

Una volta svenduto il patrimonio nazionale alle bande criminali e consegnato i lavoratori nelle mani degli aguzzini si ritenne opportuno lanciare l'orgoglio patriottico. Ci pensò il banchiere Ciampi prestato alla presidenza della repubblica ad affermarlo. Tutta la sinistra e i comunisti si sentirono patriottici. Non ancora come si sentono oggi con Napolitano, ma si era ancora alle prove generali della totale capitolazione.

La totale affermazione della svendita totale delle prerogative nazionali, con la conseguente consegna dei lavoratori nelle mani di banditi con delega in bianco da parte dello stato, fu la prova generale di ciò che si può fare rispetto a ciò che bisogna fare. Questo scarto tra il lavoro come prerogativa di una popolazione racchiusa all'interno di un progetto comune chiamato stato nazionale e lavoro come consegna della popolazione nelle mani di bande criminali affaristiche che rispondono a uno stato oltreoceano, è stato possibile grazie alla rappresentazione giocata intorno alla classe per sé sotto ricatto sindacale e della sinistra.

La formazione sociale che chiamiamo cella lasciata a sé stessa ha dovuto subire in silenzio questo scempio accompagnata da prediche umanitaristiche, racconti edificanti tutti conditi da grande aspettative.

Il risultato è stato un generale impoverimento, precarizzazione a vita, disoccupazione, lavoro nero istituzionalizzato.

Questa formazione sociale si configura per cella in quanto i gruppi di lavoro che vengono formati attraverso le agenzie di lavoro o tramite i corsi di formazione devono attenersi al principio del compartimento stagno.

Le celle sono possibili solo in presenza di un caporalato. Il caporalato istituzionalizzato, l'agenzia del lavoro come pure tutte le forme criminali di cooperative messe in piedi per creare dipendenza psicologica, finanziamenti politici e votifici hanno lo scopo di reprimere qualsiasi desiderio di una vita più dignitosa o semplicemente una rivolta per far valere i propri diritti.

La cella della classe lasciata a sé stessa è stata concepita per trasformare la produzione dei produttori in consumatori di prodotti.

Coercizione che ha visto all'opera sia la destra come la sinistra. Queste celle che sono al servizio del progetto criminale d'oltreoceano rappresentano il potenziale detonatore sul quale sono seduti gli sfruttatori e i traditori dello stato con prerogative nazionali.
S.M.

0 commenti:

Posta un commento